04 Luglio 2020
News e Riflessioni

Riflessione sul Vangelo di Marco

28-01-2015 18:04 - MEIC Lucca
VANGELO DI MARCO
ANALISI DEL PRIMO CAPITOLO
L´inizio di un racconto è strategico, quando uno scrittore pensa una storia, elabora una trama narrativa disegna un itinerario e soprattutto chiarisce a sé stesso il fine.
MARCO inizia con prologo (quando sentiamo la parola prologo pensiamo al Vangelo di Giovanni e poi Luca ma anche Marco ha un prologo nei primi 13 versetti dove dice chi è Gesù e quale è la sua missione.
Inizia con il titolo
INIZIO DEL VANGELO DI GESU´, CRISTO, FIGLIO DI DIO
Marco vuole descrivere l´inizio e il fondamento storico della bella notizia; archè significa inizio ma anche fondamento.
Il termine vangelo non è inventato da Marco è usato prima di Marco nella letteratura profana e religiosa;
riguardo alla letteratura profana viene sempre citata una iscrizione ritrovata in Turchia che parla di Augusto e usa l´espressione buoni annunci riferita alla nascita dell´imperatore Augusto che qualifica salvatore in quanto mette fine alla guerra e appresta la pace;
riguardo alla letteratura religiosa lo troviamo proprio nell´esperienza religiosa ebraica, in particolare è importante Deuteroisaia:
"come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: "regna il tuo dio" Unavoce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esulano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion! Is. 52,7-8"
Anche Paolo (attenzione Paolo scrive prima di Marco)aveva usato il sostantivo nella lettera ai Romani 1,16-17:
Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: il giusto per fede vivrà
MARCO DA´ ALLA PAROLA VANGELO UN NUOVO SIGNIFICATO Nel nuovo testamento si usa la parola Vangelo sia sostantivo che come verbo. EUAGGELLO´ TRADUCE IL VERBO EBRAICO BISSAR che significa dare il lieto annunzio
QUALE LA NOVITA´ DI MARCO
L´evangelista ha trasposto la bella notizia e ne ha fatto una narrazione, Marco ha creato un genere letterario e precisamente il racconto della vita di Gesù come una bella notizia. Il nuovo genere letterario è stato ripreso e i vangeli si sono moltiplicati, nel 165 GIUSTINO diceva che nelle memorie lasciate dagli apostoli vi erano degli scritti chiamati evangeli e proprio la prima attestazione del vangelo come testo scritto risale a Giustino.
Raccontare la vita di personaggi era già stato ovviamente fatto, esempio Plutarco e Svetonio hanno raccontato la vita di personaggi illustri e avevano un intento celebrativo, Marco non intente celebrare le memorie di Gesù né esaltare il personaggio ha uno scopo Kerigmatico, presentare Gesù messia e fare in modo che ogni uomo riconosca, creda e venga sostenuto nella fede che Cristo è veramente il momento decisivo della storia, di ogni storia, la bella notizia riguarda il fatto che Gesù è Christos/Messia. Marco ha l´intento di suscitare la fede, non si tratta solo di arrivare alla fede, bensì anche di perseverare in essa perché voi arriviate alla fede -perché voi siate perseveranti nella fede;
Giovanni nella conclusione del suo vangelo lo dice apertamente -Gesù in presenza dei discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel suo nome.
Dopo il titolo Marco fa una citazione e non è molto preciso nel senso che mette assieme passi di libri diversi e di autori diversi , cioè la citazione è di Isaia, però in realtà sono citati Esodo e i profeti Malachia e Isaia:
"Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparte la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"
Marco prima di narrare gli eventi li spiega, la citazione vuole spiegare la figura di Giovanni Battista, Marco focalizza la sua attenzione non su ciò che accade ma sul perché accade, gli importa il significato della storia, vuole che il suo lettore sappia leggere negli eventi, sia capace di comprendere il senso degli avvenimenti.
Nella citazione ci sono tre simboli LA VOCE, IL DESERTO, LA STRADA.
LA VOCE è da osservare che nel primo testamento quando Dio si manifesta, lo fa con un messaggero, con una voce; adesso, da tempo siamo abituate a rappresentare i fatti con le immagini. Il rapporto con Dio è ascolto di una voce, il libro del Deutoronomio è le parole. Mosè in Dt. 4,12 fa un riassunto dell´esperienza di Israele, spiega agli Israeliti quale è stato il senso dell´Oreb, dei comandamenti e di tutta la legge che Dio ha dato loro: "Il Signore vi parlò dal fuoco voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura, via era soltanto una voce. Egli vi annunciò la sua alleanza, che vi comandò di osservare, cioè le dieci parole, e le scrisse su due tavole di pietra.....state ben in guardia per la vostra vita: poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull´Oreb dal fuoco, non vi corrompete, dunque e non fatevi l´immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio e di femmina, la figura di qualche animale che è sopra la terra, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra".
L´uomo ha paura dell´assenza, sente il bisogno di vedere chi ama, la presenza viva ci rassicura, per questo motivo cerchiamo di rappresentarci Dio, tuttavia corriamo il pericolo di trasformare i nostri sentimenti e pensieri in un idolo, il peccato d´Israele è fondamentalmente uno e cioè l´idolaltria, il vero credente invece si fida della parola, della voce, non cerca dio nelle proprie sensazioni e soprattutto non lo identifica né lo riduce all´immagine che si è costruito, il vero Israele è il popolo della voce, il popolo che obbedisce alla voce -MARCO RICHIAMA QUESTO GRANDE SIMBOLO DELLA VOCE- vuole anche dire che nelle cose paradossali che racconta è decisivo l´ascolto.
IL DESERTO il versetto tre più appropriatamente può essere tradotto "voce di uno che grida: nel deserto preparate la strada". Il grido è quello che annuncia ed esige di preparare una strada. Nella Bibbia il deserto ha molteplici significati (ed è presentato in vari modi) è il luogo della provvisorietà, del pericolo mortale, il luogo dove l´esistenza umana è esposta costantemente al rischio, nel deserto lo sforzo dell´uomo è inefficace, il suo lavoro è sterile, il deserto manifesta la radicalità della nostra fragilità...eppure ISRAELE NASCE NEL DESERTO, nel deserto è diventato un popolo, è lì che inizia il suo cammino con Dio. Ecco il paradosso, il deserto è il luogo del nulla, dove nessuno sforzo può creare la vita, eppure Israele nasce nel deserto. Anche Geremia esprime lo stesso concetto: cap 2 parla dell´esperienza di Dio con Israele e dice: Và e grida agli orecchi di Gerusalemme così dice il Signore: mi ricordo di te, dell´affetto della tua giovinezza, dell´amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto". Il deserto è l´inizio dell´amore, è il luogo nel quale i due si sono innamorati. Ancora nel libro di Osea: Yhwh dice alla sposa infedele che se ne è andata via: "la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore". Il deserto è all´origine, è là dove Dio crea ciò che l´uomo non riesce a creare a costruire.
LA STRADA In Esodo 23 è Dio che manda il suo angelo ad accompagnare il cammino di Israele. Nel libro di Malachia l´angelo è mandato a preparare la via di Dio, anche qui il Signore apre una via. Negli atti degli apostoli al capitolo 9 i cristiani sono definiti come quelli della via, la vita di Gesù si riassume nella via, come pure quella dei credenti, la strada è quella del messia e la strada è quella dei seguaci.
IL BATTESIMO E LA TENTAZIONE
Marco descrive il battesimo e poi presenta l´arrivo sulla scena di Gesù; Marco introduce per due volte con l´espressione kai euthys/e subito, cioè inizia con "e subito" al momento del battesimo e prima della tentazione, quasi per avvertirci che i due eventi -battesimo e tentazione- vanno letti insieme. Questo costituisce il paradosso dell´inizio: il figlio di Dio rivelato nel battesimo è un figlio dell´uomo tentato da satana, Marco unisce sia letteralmente sia teologicamente due aspetti molto importanti: il battesimo e la tentazione. Il battesimo è un racconto epifanico-interpretativo; non si deve immaginare che siano accaduti fatti straordinari né fenomeni a cui tutti assistono, da notare che in Marco è solo Gesù che vede aprirsi i cieli e che sente la voce, al contrario nel vangelo di Matteo la voce parla a tutti. Siamo di fronte ad una epifania con i caratteri tipici di quelle del primo testamento, vuole dire chi è Gesù e quale sia la sua missione. Innanzitutto ci viene detto che Gesù è in rapporto speciale e peculiare con Dio, è un momento decisivo della storia della salvezza in cui i cieli si squarciano, sono versetti presi da Isaia 63,19, dove il profeta prega Dio di rompere il silenzio: "siamo diventati da tempo gente su cui non comandi più, su cui il tuo nome non è stato mai invocato. Se tu squarciassi i cieli e scendessi!". Questo è un momento nel quale Dio squarcia i cieli ed interviene nella storia: Gesù è l´azione di Dio nella storia, è la voce con cui Dio rompe il silenzio. I cieli non sono plumbei, non sono chiusi, non lasciano la storia nella sua insensatezza, ma si aprono e Dio dà un senso alla storia, in Gesù Messia.
Generalmente nel giudaismo la colomba non è il simbolo dello Spirito, tuttavia in Genesi 1,2 sia in altri testi rabbinici si descrive lo Spirito di Dio come un uccello che aleggia sopra i suoi piccoli, quindi la colomba è un modo di rappresentare lo Spirito. C´è la voce "tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" in questa frase ci sono due rimandi: al salmo 2,7 un salmo messianico e a genesi 22.2 dove Dio ordina ad Abramo di prendere suo figlio, l´amato; ma si può intravedere anche il canto del servo di Isaia 42,1 "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui" dove si parla della sofferenza del servitore di Yhwh, il salmo 2 evoca la regalità, Isaia 42 richiama la sofferenza. La lettera agli Ebrei esplicita questo aspetto "Pur essendo Figlio imparò l´obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" imparò l´obbedienza significa imparò a rispondere al progetto di Dio, imparò a rispondere al progetto di Dio, imparò ad essere figlio come il Padre lo voleva. Marco non dice questo apertamente ma lo lascia trapelare con i riferimenti biblici.
Immediatamente dopo il battesimo c´è il racconto della tentazione. E SUBITO. Primo aspetto. Marco non specifica le tentazioni a differenza di Matteo e Luca che ne tratteggiano tre, ma racconta solo che Gesù nel deserto era tentato, Marco sembra che inviti il lettore a scoprire quale sia la tentazione, il primo aspetto che il lettore deve percepire è che la tentazione riguarda la missione stessa che Gesù ha ricevuto nel battesimo perché il racconto della tentazione e quello del battesimo sono uniti anche dal punto di vista stilistico, è la missione di Gesù che rileverà quale è la tentazione, in Gesù si confrontano la propria visione e quella di Dio sulla creazione e sull´itinerario di ognuno, il proseguo chiarirà che la tentazione per Gesù sarà quella di rispondere all´essere figlio secondo il progetto di Dio ossia di costruire da sé la strada e una divinità fatta a propria immagine, ritorna la tentazione di Israele dell´idolatria, l´atteggiamento di un popolo che non si affida più al vero Dio ma all´idolo che si è costruito, l´illusione di trovare unicamente nel proprio operato il senso dell´esistenza. Secondo aspetto il satana è l´accusatore, quello che accusa i giusti, satana nel linguaggio biblico rappresenta l´avversario, colui che divide, il termine satana ricorre più volte nelle dispute con i farisei e rivolto ad un uomo viene detto solo a Pietro, satana si incarna in Pietro perché si oppone al progetto di Dio. Il salmo afferma 66,10 Dio tu ci hai provato, ci hai messo alla prova, ci hai passati nel crogiuolo, dio mette alla prova? come rispondere? a) la miseria, la prova, la tentazione appartengono alla vita umana, l´uomo è provato in quanto porta dentro di sé la finitudine, la precarietà e la morte, la grande tentazione dell´uomo è quella di cercare una risposta nella sua forza, nella sua potenza e nel suo operato, l´uomo è orgoglioso e si prosta davanti all´idolo che si è creato per sentirsi rassicurato b) la formula dio mette alla prova l´uomo si deve intendere come l´azione divina che riconduce il singolo alla verità di se stesso, dell´intera creazione e della storia, ci aiuta Deutoronomio 8,2 quando Dio si rivolge ad Israele per fargli capire il significato del cammino nel deserto e dice "ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo dio ti ha fatto percorrere in questi quarant´anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi". Non è corretto affermare dio mette alla prova l´uomo, dio desidera riportare l´uomo a guardare in sé stesso, vuole ricondurre ognuno alla sua verità.
Terzo aspetto la durata della tentazione di Gesù. per mettere in evidenza la continuità di questo evento, l´evangelista usa una perifrastica -era tentato per quaranta giorni- che consiste nel verbo essere più il participio del verbo tentare, Marco non insiste sul tipo di tentazione quanto sulla sua durata, offrendo in tal modo un segnale, tutta la vita di Gesù è una tentazione; la menzione dei quaranta giorni è un simbolismo frequente nella Bibbia per dire lo spazio di una generazione e dunque la durata di una vita. Concludendo Marco non si sofferma sulla natura della tentazione ma spinge il lettore ad andare avanti nella narrazione per scoprire cammin facendo di che cosa si tratta.
CON IL PROLOGO MARCO OFFRE LE COORDINATE DELLE RELAZIONI DI GESU´: con il Padre, con il suo disegno e con il satana, con il versetto 14 Gesù inizia il vero e proprio cammino della vita pubblica nel quale l´evangelista invita a scoprire altri paradossi. Marco presenta ai lettori il programma con la chiamata dei primi discepoli e subito dopo una giornata tipo che colloca a Cafarnao, quasi a voler offrire un modello di evangelizzazione.
L´annuncio del Regno 1,14-15.16-20 in questi versetti troviamo l´annuncio, la proclamazione dell´euanggelion fatto da Gesù e gli effetti che opera. Due aspetti: il primo è che Gesù comincia ad annunciare l´euaggelion dopo che Giovanni Battista viene arrestato, Paradosso: la bella notizia è proclamata e si intreccia con quella dell´arresto del precursore, il precursore in qualche modo indica e precorre la strada del Messia. Anche lui sarà consegnato, il verbo consegnare ritornerà molto spesso anche nelle predizioni della morte e della resurrezione di Gesù, il lieto annunzio è già paradossalmente segnato dal fallimento, secondo aspetto: Gesù proclama il kairos presente, si tratta del tempo opportuno, che Dio offre all´uomo per convertirsi e credere nel Vangelo, i due verbi sono uniti dalla congiunzione kai: convertirsi significa credere al vangelo annunziato dal messia Gesù, infatti subito dopo è la scena della chiamata dei due fratelli che mostra cosa significa convertirsi e credere nel vangelo: seguire Gesù, diventare suoi discepoli a servizio del regno. Gesù chiama: Venite dietro a me, indicando una meta che non è visibile, tangibile, è vaga -vi farò diventare pescatori di uomini- e la risposta -subito lasciate le reti, lo seguirono- Marco descrive una scena ideale che esplicita bene che cosa significa convertirsi.
LA GIORNATA DI CAFARNAO Marco descrive una giornata di Gesù come un modello dell´operare di Gesù. Gesù va a Cafarnao, entra nella sinagoga e dopo una guarigione ne esce e si reca alla casa di Simone, alla sera raggiunge la porta della città dove convergono molti malati e al mattino presto quando è ancora buio si alza e si ritira in un luogo deserto a pregare. Così inizia una nuova giornata di evangelizzazione. Mediante questa costruzione narrativa l´evangelista presenta il nucleo dell´attività di Gesù e anticipa quale sarà la sua missione;
a - Gesù raggiunge le persone ovunque si trovino, nella sinagoga, nella casa, alla porta della città, nel deserto, è il Regno che raggiunge l´essere umano nella sua situazione, qualunque essa sia.
b - la liberazione degli uomini i primi gesti di Gesù sono esorcismi e guarigioni, centrali nel Vangelo di Marco, rappresentano una lotta contro il male, nelle sue varie forme. Si presenta subito un aspetto problematico, perché gli uomini sono alla ricerca di guarigioni, di eventi straordinari.
I MIRACOLI DI GESU´
In ambiente giudaico ed ellenistico venivano riconosciuti a determinati uomini e donne dei poteri straordinari; c´erano anche luoghi e divinità guaritrici sia nel mondo greco, sia in quello romano, ad es. Asclepio per i greci o Esculapio per i romani, il miracolo era considerato la prova dell´esistenza della divinità invocata. Nella letteratura pagana la prova dell´esistenza della divinità invocata; da notare che nella letteratura pagana e giudaica si trovano racconti simili a quelli evangelici.
Nella palestina del primo secolo la visione della realtà era magico-religiosa, per cui le infermità fisiche e mentali erano considerate per lo più manifestazioni del demonio e degli spiriti, la frontiera tra malattia e possessione demoniaca era molto labile, la medicina era conosciuta anche in ambito giudaico tuttavia persisteva l´antica concezione popolare che non distingueva l´una dall´altra (malattia-possessione demoniaca). Gesù è figlio del suo tempo, condivideva queste opinioni.
Il miracolo nel Nuovo Testamento è indicato con tre termini donami/potenza, teras/prodigio, semeion/segno, in Marco i miracoli non sono atti di magia.
Marco non presenta guarigioni e miracoli come la prova della santità di Gesù e non sono destinati alla sua glorificazione, anzi quando Gesù si accorge che il suo agire prodigioso rischia di essere fraintieso, fugge via, in solitudine. alla fine della giornata di Cafarnao, se ne sta solo e al mattino presto si allontana in un luogo deserto per pregare, capisce che le guarigioni e i prodigi possono portare ad un fraintendimento della fede. Marco dice che Gesù pregava, non riferisce il contenuto di questa preghiera, è sottolineata la relazione che Gesù stabilisce con il padre, gli sta a cuore la particolare dimensione relazionale che la preghiera comporta, Gesù cerca momenti di solitudine per fuggire la pubblicità del miracolo e dell´esorcismo e per ritrovare un altro tipo di relazione con il Padre.
Marco avvolge i miracoli nel mistero. Nel primo miracolo nella sinagoga di Cafarnao, Gesù ordina al´indemoniato di tacere e lo stesso fa con il lebbroso. Gesù impone il silenzio, nel vangelo di Marco la personalità di Gesù rimane avvolta nel mistero, il Messia non può essere colto attraverso i prodigi, ma attraverso la via della croce e difatti sotto il legno della croce il centurione riconosce Gesù come figlio di dio, vedendolo morire così. Gesù viene riconosciuto come figlio di dio nel momento in cui muore crocifisso, la sua vera identità non si rivela nel prodigio ma paradossalmente in quello del fallimento e della sconfitta, non quando tutti lo cercano ma quando tutti sono fuggiti, compresi i discepoli più intimi, in quel momento si comprende il disegno del Padre e la vera identità di Gesù figlio.
Marco pone quasi tutti i miracoli nella prima parte del suo libro, nella seconda ne riporta solo due anche se altamente simbolici e cioè la guarigione di un epilettico e del cieco Bartimeio, questa costruzione narrativa nasconde un intento teologico, Gesù stesso ad un certo punto si è allontanato da questa strada.
Cosa dire su guarigioni e miracoli, questi gesti prodigiosi significano che la parola di Gesù è efficace, rendono visibile la salvezza e attestano che la parola di Dio fa quello che dice. Salvezza significa ricostituzione dell´uomo nella sua pienezza sanità corporale e sociale, non a caso il primo arco narrativo del vangelo inizia con un esorcismo e si conclude con la guarigione di un lebbroso, Gesù ricostruisce la creazione, riporta l´uomo alla sua armonia, con se stesso e con il proprio corpo con il proprio ambiente. Versetto 1,40-45 guarigione del lebbroso, con il termine lebbra venivano indicate diverse malattie della pelle come la cancrena, i noduli, le ulcere ecc. in conseguenza dell´alto rischio di contagio era considerata un morbo vergognoso e pericoloso tanto che veniva paragonata alla morte e la guarigione considerata resurrezione. Vedi episodio di Naaman il Siro 2RE 5,1-27 che va da Eliseo per chiedere la guarigione dalla lebbra, il profeta esclama: son forse un Dio che fa vivere o morire una persona che il lebbroso viene mandato a me. La liberazione dalla lebbra era considerata una resurrezione, il lebbroso socialmente era un morto, escluso dal culto, escluso dall´offerta dei sacrifici esiliato dalla comunità. Doveva restare lontano dai centri abitati e gridare impuro, impuro!
Di questa guarigione è stata fatta da molti autori, una interpretazione antigiudaica: Gesù viola le prescrizioni di non avvicinare i malati di lebbra per il rischio del contagio e guarisce (non i precetti sono efficaci, non hanno portato risultati mentre il Cristo guarisce).
Nel testo: il lebbroso viene da Gesù e gli rivolge una preghiera, se vuoi puoi purificarmi -se tu volessi, potresti purificarmi; nel vangelo di Marco non è il miracolo che suscita la fede, ma la fede che realizza il miracolo. Se vuoi è una disponibilità al progetto di Dio, se vuoi significa abbandonarsi con fiducia. Prima della risposta il narratore usa il verbo avere compassione/ misericordia, Gesù poi tocca il lebbroso non per contravvenire alla legge, ma per compiere un atto di solidarietà, per essere solidale con chi è ai margini (questo gesto richiama il mangiare con i peccatori) Gesù risponde lo voglio, sii purificato. E´ la volontà di Dio di fronte alla malattia ma anche di fronte al peccato. La volontà divina è il ristabilimento delle relazioni, la guarigione simboleggia quello che Dio vuole, il lebbroso che doveva rimanere fuori dall´accampamento è riportato da Gesù all´interno della comunità; subito dopo la guarigione -V. 41 si usa un verbo che pare inappropriato: irritarsi arrabbiarsi. Gesù è in collera perché viene catturato da una passione, la passione contro la malattia, l´esclusione e l´emarginazione. Gesù di fronte all´uomo che non si realizza, di fronte al male, di fronte all´uomo che non vive in pienezza si irrita perché Dio non ha creato il dolore nè la malattia, La Bibbia non è la limitazione delle passioni, nei testi sacri vivono tutti i sentimenti e le emozioni umane; a volte si dà al cristianesimo una connotazione stoica, che vuole l´uomo libero dalle passioni, ma il cristianesimo è lontano dalla filosofia stoica.
Gesù fugge il successo: questo atteggiamento è sottolineato più volte in questa sezione all´inizio della giornata con l´ordine all´indemoniato di tacere, dopo le guarigioni con l´allontanamento e la preghiera, a conclusione quando la ricerca della folla diventa pressante, con l´uscita dalla città verso luoghi deserti; Gesù fugge il successo perché la verità di Dio non poggia sulla popolarità ma sulla fedeltà.
L´essere umano risponde al progetto del Padre non quando incontra il favore degli altri ma quando agisce con fedeltà, che non si misura con il successo.
GIOVANNI BATTISTA
Tutti e quattro i vangeli parlano di Giovanni Battista, MARCO addirittura nei primi versetti -V. 4- dopo il prologo, descrivono le sue abitudini di vita, dove viveva, cosa mangiava, come vestiva (presentazione della persona) e poi riferiscono sulla sua predicazione.
Letteratura: fatto storico che Gesù all´inizio della sua vita pubblica ha avuto un periodo di contatto con Giovanni e i suoi discepoli, poi distacco -DISTACCO NETTO-
Secondo quanto si può ricavare dai Vangeli e da Flavio Giuseppe, Giovanni con la sua predicazione spingeva Israele alla conversione globale, il peccato era per Giovanni il problema centrale, ERA NECESSARIO TROVARE UNA VIA PER LA REMISSIONE DEI PECCATI.
PER CAPIRE E´ DA APPROFONDIRE VISIONE DEL MONDO DA PARTE DEGLI EBREI
GLI EBREI CONCEPIVANO IL MONDO (nel senso più generale) CIOE´, L´UNIVERSO, TUTTO CIO´ CHE ESISTE E LA STORIA CON DUE CATEGORIE FONDAMENTALI:
SACRO/PROFANO
PURO/IMPURO
tutto era visto attraverso queste categorie fondamentali, erano l´interpretazione del mondo da parte dell´ebreo (l´ebraismo ha avuto contatti con la filosofia greca ma molto avanti quando già aveva una lunga storia ed era molto strutturato), questa interpretazione del mondo determinava poi la concretezza della vita, non solo le scelte fondamentali ma i concreti comportamenti quotidiani; altro concetto fondamentale è che queste categorie strutturanti hanno cambiato di significato nel tempo e in relazione ai vari gruppi -l´ebraismo è molto diversificato-, le categorie di cui sopra hanno cioè assunto un significato diverso nel tempo e nei vari gruppi ebraici-

Per Giovanni il peccato produceva una impurità che doveva essere tolta: il pentimento non bastava a togliere quella macchia o qualcosa del genere che il peccato aveva provocato. E quella macchia, se fosse restata, sarebbe stata l´equivalente del peccato.
GIOVANNI HA UNO SCHEMA TEOLOGICO SIMILE A QUELLO DELLA COMUNITA´ DI QUMRAN che peraltro doveva essere diffuso tra gli ebrei del tempo.
Il battesimo di Giovanni si proponeva la remissione dei peccati volontari dei singoli membri del popolo giudaico, il rito del battesimo predicato da Giovanni non era una istituzione ufficiale, , si trattava di una azione sociale per la quale è necessario possedere una autorità, tra l´altro praticato in polemica con il rito ufficiale che era quello dello YOM HA KIPPURIM; Giovanni istituisce un proprio rito, un rito nuovo, le testimonianze concordano nel ritenere che il rito di Giovanni aveva per scopo la remissione dei peccati, il significato è spiegato compiutamente da Flavio Giuseppe -ANT. XVIII, 117 in particolare l´immersione nell´acqua è una parte di un più complesso iter, di un processo religioso unitario costituito da: -riconoscimento interiore dei peccati, -probabile confessione pubblica dei peccati, -conversione interiore che comportava un rispetto rigoroso della Torà di Mosè, -compimento di atti di giustizia sociale (purificavano l´anima), -immersione in acqua corrente del fiume.
L´esecuzione di atti riparatori di giustizia provocava il perdono dei peccati e la purificazione dell´anima da parte di Dio, poi l´immersione nell´acqua toglieva l´impurità del corpo. Dio perdonava il singolo in conseguenza della conversione interiore, della confessione pubblica e della riparazione tramite atti di giustizia, con il perdono Dio non gli imputava più i castighi che aveva meritato e tuttavia rimaneva, nel corpo di coloro che erano stati perdonati, una impurità provocata dalla trasgressione morale (non dal contatto con fonti di impurità come nella visione tradizionale della impurità). Secondo il battista il peccato compiuto nel cuore dell´uomo tramite un atto di volontaria ribellione a Dio non aveva conseguenze solo di ordine sociale, ma anche una contaminazione del corpo, il perdono cancellava la colpa agli occhi di Dio ma non eliminava l´impurità che contaminava il corpo e questa contaminazione veniva tolta con l´immersione nell´acqua.
Gesù aderisce al movimento di Giovanni e dopo poco se ne distacca (ai prossimi incontri per la spiegazione del significato).

Lucia Rugani


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