25 Ottobre 2020
News e Riflessioni

Prospettive di Riforma nella Chiesa. Incontro con don Severino Dianich

18-07-2017 22:37 - MEIC Lucca
Venerdì 7 luglio presso la chiesa di San Michele in Foro di Lucca si è tenuto un incontro su «Prospettive di riforma della Chiesa», organizzato dal Movimento ecclesiale di impegno culturale e dalla parrocchia del centro storico in concomitanza con la celebrazione della festa di san Paolino, che evoca le prime tappe dell´evangelizzazione del nostro popolo. La relazione è stata affidata a don Severino Dianich, uno dei più autorevoli teologi italiani, per tanti anni docente di Ecclesiologia ed autore di numerose pubblicazioni, a partire dal volume del 1975 La chiesa mistero di comunione.
Il tema della riforma è al centro della riflessione di papa Francesco, che ci invita a ritrovare le radici più autentiche del nostro essere cristiani, al di là di tante incrostazioni, ed anche a ripensare a modelli organizzativi e culturali e formule pastorali che hanno svolto una loro funzione nel passato ma che non necessariamente possono essere riproposti allo stesso oggi, in un contesto culturale profondamente mutato.
Don Severino è partito da una constatazione: è finita la società cristiana, caratterizzata dalla trasmissione automatica della fede dall´una all´altra generazione e dall´influenza della Chiesa sulle istituzioni civili e sulla legislazione. Dobbiamo quindi prendere coscienza di essere una Chiesa in missione nel nostro stesso territorio, senza pretendere un trattamento di favore, ormai anacronistico. La Chiesa deve diventare meno «introversa» e più «estroversa», ossia consapevole del fatto che la società non è più omogenea sul piano religioso e che necessita quindi di una nuova evangelizzazione. Accanto alla conversione personale occorre una riforma delle istituzioni della Chiesa per renderle più trasparenti e fedeli ai valori evangelici.
Il Codice di diritto canonico, anche dopo la riforma del 1983, conserva alcuni residui di una visione tradizionale che considerava i laici come «sudditi», e che è stata superata dal concilio Vaticano II. Don Severino ha richiamato a questo proposito alcuni testi conciliari, che sottolineavano i carismi propri dei laici e il valore della loro stessa attività secolare anche ai fini dell´evangelizzazione (Lumen gentium 35: «I laici quindi, anche quando sono occupati in cure temporali, possono e devono esercitare una preziosa azione per l´evangelizzazione del mondo»; Gaudium et spes 43), ed invitavano i pastori ad avvalersi delle loro stesse competenze.
La nuova visione di Chiesa delineata dal concilio Vaticano II deve quindi tradursi in un più esplicito recupero dei valori della sinodalità e della corresponsabilità dei laici: senza l´apporto dei laici, con le loro competenze specifiche, la Chiesa si impoverisce, per cui i pastori devono chiamarli a collaborare all´elaborazione delle scelte pastorali. La semplice consultazione non è più sufficiente: occorre passare al riconoscimento di responsabilità decisionali nei diversi campi. Il relatore ritiene che lo sviluppo della sinodalità (ossia della capacità di assumere decisioni collegiali tutti insieme, preti e laici) ed una piena valorizzazione della professionalità dei laici siano le esigenze prioritarie. La discussione sull´opportunità di attivare nuovi ministeri, pienamente legittima, appare invece piuttosto complessa per le sue implicazioni.

La Chiesa dovrebbe inoltre riflettere più chiaramente, nelle sue modalità organizzative, il valore evangelico della povertà: papa Francesco ha opportunamente stigmatizzato in diverse occasioni il «carrierismo» di una parte del clero, che non riesce ad abbandonare una visione del proprio ruolo in termini di potere.
L´incontro è quindi risultato molto stimolante ed è stato arricchito dalla discussione. È stato osservato che se papa Francesco è indubbiamente un leader mondiale di grandi capacità, dobbiamo evitare il rischio di un appiattimento sulla figura papale, ma promuovere il protagonismo di tutti i credenti, che non devono essere "yes-man" ma persone capaci di sviluppare una riflessione personale e di fornire un apporto critico per la crescita dell´intera comunità cristiana. Occorre promuovere nella Chiesa una prassi di libertà critica, naturalmente fondata sul rispetto dell´altro.
Anche le modalità di designazione dei vescovi potrebbero essere ripensate: il principio della nomina pontificia potrebbe essere corretto mediante un recupero di forme di collegialità, tenendo presenti la prassi dei primi secoli cristiani (che prevedeva l´elezione da parte del clero e del popolo) e quella seguita dalle Chiese cattoliche orientali, che assegnano un ruolo attivo al collegio dei vescovi nellʼambito del patriarcato.
Dobbiamo quindi essere pronti a rinnovare le nostre modalità organizzative e le forme di presenza nella società. Il cristiano non può dire "Si è sempre fatto così": un´espressione diffusa nel mondo cattolico lucchese più tradizionalista, ma non rispondente alla realtà storica. In realtà tante cose sono cambiate nei duemila anni di cammino storico della Chiesa: formule catechetiche, testi liturgici, versioni bibliche, scelte pastorali, modi di incarnare il Vangelo nella società, modelli di rapporto tra la Chiesa e la vita politica. Occorre quindi rileggere il discorso con cui Giovanni XXIII aprì il Concilio I (Gaudet mater Ecclesia, 11 ottobre 1962), alludendo alla tradizione della Chiesa: «noi non dobbiamo soltanto custodire questo prezioso tesoro, come se ci preoccupassimo della sola antichità, ma alacri, senza timore, dobbiamo continuare nell´opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per quasi venti secoli... occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi». Questa esigenza di ripresentare il messaggio cristiano con un linguaggio comprensibile per l´uomo del nostro tempo è tanto più forte a cinquecento anni dall´avvio della Riforma protestante di Lutero: si tratta di riscoprire, in una prospettiva non più di contrapposizione ma di dialogo fecondo, alcuni valori che i fratelli separati hanno saputo custodire, mentre magari noi li abbiamo trascurati per lungo tempo, come l´ascolto della parola di Dio mediante la lettura personale e comunitaria della Bibbia, ed il sacerdozio comune di tutti i battezzati.
Se ripercorriamo il cammino plurisecolare della Chiesa possiamo vedere che sin dal Medioevo all´interno della Chiesa cattolica tanti credenti hanno auspicato una sua riforma "in capite et in membris", al vertice e nelle membra, ossia dalla gerarchia sino ai laici. Una riforma intesa come riscoperta della freschezza originaria del Vangelo e anche come conversione continua delle strutture per renderle sempre più trasparenti. Prima dell´affissione delle tesi di Lutero tanti cattolici hanno chiesto una riforma della Chiesa, ma spesso non sono stati ascoltati. Nell´Ottocento il beato Rosmini denunciò le "cinque piaghe della Chiesa", tra cui collocava la separazione tra clero e laicato. Una separazione che il Concilio Vaticano II ha superato a livello teologico, in nome di una complementarietà feconda, che non siamo ancora riusciti ad attuare pienamente.
Rileggendo recentemente il libro sinodale della Chiesa di Lucca, redatto al termine del sinodo diocesano del 1996-1998, mi sono chiesto: "Quante belle riflessioni! Come mai non siamo riusciti a tradurle in modo adeguato nella vita concreta delle nostre comunità?" Perciò è utile riparlare di sinodalità, di riscoperta dei carismi dei laici e delle donne, di ministerialità diffusa nel popolo di Dio.
Recependo queste sollecitazioni il MEIC dedicherà la prossima Settimana teologica di Camaldoli (21-25 agosto) al tema Forma e riforma della Chiesa, che verrà illustrato dalla teologa Serena Noceti, allieva di don Severino, e da don Riccardo Battocchio.

Per approfondire
Tra i numerosi volumi pubblicati da don Dianich segnalo quelli più recenti: La Chiesa cattolica verso la sua riforma, Brescia, Queriniana, 2014; Diritto e teologia. Ecclesiologia e canonistica per una riforma della Chiesa, Bologna, EDB, 2015; Magistero in movimento : il caso papa Francesco, EDB 2016.
Il tema della sinodalità è analizzato anche da don Giuseppe Ruggieri, Chiesa sinodale, Bari, Laterza, 2017.

RAFFAELE SAVIGNI

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