18 Settembre 2019
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News e Riflessioni

La Fuci alle Settimane teologiche di Camaldoli 2013

04-09-2013 10:18 - FUCI Lucca
Le settimane teologiche di Camaldoli sono un appuntamento unico ed imperdibile per gli universitari, specialmente quelli della FUCI. Cento "fucini" da tutta Italia hanno deciso di partecipare a questo tradizionale appuntamento estivo per pregare, discutere e riflettere sul tema della "felicità cristiana".

A guidarli in questa esperienza è stato, nella prima parte della settimana, Adriano Fabris, ordinario di Filosofia morale all´Università di Pisa. Il professore ha iniziato con l´inquadramento del concetto di felicità e del modo in cui essa si manifesta nel vivere quotidiano: la società in cui viviamo è dominata dalla logica della pubblicità, creatrice di falsi bisogni, il cui appagamento permette di godere di un istante effimero di felicità. Ma a questa mentalità individualistica si contrappone la logica cristiana: l´uomo deve pensarsi in relazione con l´altro ed è solo attraverso questa relazione che si può realizzare la felicità vera, ovvero la felicità degli altri, il bene comune. Il docente si è poi concentrato sull´analisi del tempo e dello spazio in cui si può essere felici, riflettendo sui numerosi non-luoghi in cui spesso ci veniamo a trovare. Il percorso è terminato con un approfondimento sulle relazioni che rendono autenticamente felici, con l´intento di rispondere agli interrogativi che ci si è posti in apertura: potremo sperimentare la gioia vera in questa vita? Siamo disposti ad accettare che la nostra gioia non si compia in questo mondo?

Con queste domande il professor Adriano Fabris ci ha traghettato verso la seconda parte della settimana, in cui è stato relatore fratel Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose. Egli ha dato una lettura affatto scontata delle Beatitudini, passo evangelico a lui molto caro: la parola «beato», lungi dall´essere un semplice stato di felicità, rimanda ad una condizione dinamica di crescita che Gesù rivolge a tutta l´umanità; le Sue parole sono indicazioni importanti per trovare senso nella vita, per noi stessi, per altri uomini, per il mondo.
Sono due i termini sui quali il monaco si è soffermato. In primis, la "povertà", che è la condizione in cui l´uomo sente veramente il bisogno di Dio, perché non basta a se stesso e dunque il suo cuore non si incallisce nell´autoreferenzialità: essere poveri è il punto di partenza per capire al meglio le successive esortazioni contenute nel passo di Matteo. L´altro pilastro sul quale Fratel Enzo ha richiamato la nostra attenzione è la "mitezza", l´unica beatitudine che Gesù attribuisce a se stesso; come Lui, ciascuno di noi è chiamato a vivere le relazioni senza ricorrere a prove di forza, tenendo sempre il cuore aperto all´Altro.

Giorgio Mandoli

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