04 Agosto 2020
News e Riflessioni

L´età della vita

12-11-2014 11:19 - Settore Adulti

I brani che seguono sono tratti da un articolo che Xavier LE PICHON,
geofisico di fama internazionale e membro del Collège de France, ha dedicato alle
riflessioni del p. Thomas Philippe sulla preghiera. In questo articolo rientrano due
ampie dissertazioni sulle diverse età dell´uomo, considerate nella prospettiva di una
teologia del corpo, con delle originali intuizioni sul ruolo della materia e sulla vecchiaia
come noviziato di preparazione alla vita eterna.

Il p. Thomas PHILIPPE (1905-1993) è stato un filosofo e teologo domenicano,
che dopo una intensa e affermata attività accademica e pubblicistica (professore di
filosofia e teologia a Le Saulchoir e all´Angelicum, animatore culturale e spirituale di
circoli universitari, fondatore e direttore di una rivista) ha indirizzato il suo pensiero e
la sua azione verso gli emarginati, in particolare gli handicappati mentali con cui è
andato a vivere. Fu egli a ispirare a Jean Vanier il progetto di fondare le comunità di
L´Arche, che sorte nel 1964 a Trosly (Nord della Francia) sono diffuse in tutto il mondo
(146 in 35 nazioni, di cui due in Italia). E a Trosly si trasferì anche Le Pichon con la
famiglia per condividere la vita con gli emarginati, diventando così stretto
collaboratore, amico e seguace del p. Thomas.
L´esperienza con i disabili ha fortemente marcato non solo la vita, ma anche il
pensiero del p. Thomas, che si è visto per così dire costretto a rivedere l´impostazione
filosofica e teologica tradizionale ricevuta, concentrando la sua riflessione sul rapporto
privilegiato degli ultimi con Gesù Cristo e la sua Chiesa. Essendo uomo di studio e di
ricerca, ha esteso la sua riflessione agli eventi e agli episodi della sua vita, cercando di
leggerli nel piano divino e di trarne considerazioni di validità più generale.
I suoi scritti sono numerosi, molti ancora inediti, e sono essenzialmente di
carattere teologico-spirituale: sulla preghiera, sulla sofferenza, sull´educazione di
bambini e adolescenti. E´ stato un precursore della teologia del corpo, anticipando così
un orientamento proprio della catechesi di Giovanni Paolo II.
Qui di seguito Xavier Le Pichon riassume le considerazioni del p. Thomas su età
adulta e vecchiaia, che completano quelle sull´età infantile e adolescenziale, omesse. In
corsivo sono riportate le espressioni del p. Thomas ricavate da suoi scritti.

Franco Abbona

*****

Le età della vita: una teologia del corpo
II. L´età adulta e la vecchiaia

La preghiera più profonda, la preghiera intima, è quella che ci fa scoprire che Dio è nel più
profondo di noi stessi, nascosto sotto il nostro io, celato nel nostro cuore, a cui solo lo Spirito Santo
ha un accesso diretto. Finalità di questo tipo di preghiera è quella di raggiungere Dio nascosto nel
più profondo di me stesso e scoprire così la mia vera persona.
Noi ci scopriamo, e in certo modo ci costituiamo sempre più come persone quanto più
entriamo in relazione diretta con Dio nella preghiera intima, che tocca un ambito in noi più
profondo del nostro io.
Ma il modo con cui noi ci colleghiamo a Dio nella preghiera evolve necessariamente nel corso
della vita, dall´infanzia fino alla vecchiaia e all´agonia. La nostra persona è fortemente ancorata nel
nostro corpo e questo corpo evolve in maniera profonda lungo tutta la vita. E´ questo un grande
mistero. Cosa fa l´unità della persona umana dal suo concepimento alla nascita, e poi alla morte?

Come è santificato il nostro corpo nella sua progressiva evoluzione e diventa un sacramento che ci
permette di vivere della vita stessa del Cristo, di diventare veramente membra del suo corpo
mistico? Poiché le nostre relazioni con Dio si vivono nel nostro corpo, e poiché il corpo cambia
durante tutta la vita, è certo che nella Provvidenza divina questo cambiamento molto profondo è
concepito da Dio in modo tale che possa contribuire alla nostra salvezza.


Il ruolo della materia nell´universo

Noi siamo degli esseri incarnati. Gesù, il Figlio di Dio, non solo si è incarnato, ma è
risuscitato dopo la sua morte per salire al Padre con il suo corpo. La materia è dunque introdotta nel
seno della Santa Trinità. Questo pone la questione del ruolo della materia, di cui sono fatti i nostri
corpi, nel mistero della salvezza.
Il p. Thomas per diventare professore fece la sua tesi sulle nozioni di quantità e misura in san
Tommaso " a causa del grandissimo posto che san Tommaso dava loro. Questo mi ha fatto
indagare la sua concezione della materia ." Questa nozione di materia avrebbe svolto più tardi un
ruolo molto importante nella sua teologia mistica. Egli sarà chiamato a superare il procedimento di
san Tommaso a partire dalla propria riflessione sulle capacità di unione del cuore dell´uomo con le
Persone della Trinità, e più particolarmente l´unione così intima dei due cuori di Gesù e Maria, della
loro stessa identificazione. San Giovanni Eudes parlava infatti "del cuore di Gesù e Maria". Dopo la
proclamazione dei due dogmi dell´Immacolata Concezione e dell´Assunzione, la Chiesa, così
sembrava al p. Thomas, doveva scrutare in maniera più profonda il mistero dell´unione dei loro
cuori per l´eternità e attingervi la sorgente di una vita mistica per i nostri contemporanei.

Ma questo mistero delle capacità radicali del cuore umano, che erano state pienamente
attivate nei cuori di Gesù e Maria, inducevano a porre il problema della materia in modo differente,
" come del grande sacramento di Dio, e non solamente nel nostro mondo terrestre, perché Dio
stesso, quando ci parla dei cieli nuovi, ci fa comprendere che la materia dimorerà nella gloria.
Dall´origine, la materia appare come destinata a collegare le creature al loro Creatore in modo
unico e tutto il mistero dei sacramenti vi si congiunge attraverso il sacrificio stesso di Gesù. E´ la
religione che ci fa conoscere il mistero stesso di questa materia collegandoci a Dio.

La materia ha dunque un segreto di unità. C´è in essa qualcosa che va oltre la quantità.
Aristotele l´ha pre-sentito con la sua nozione di materia prima che supponeva che questa avesse
delle disposizioni qualitative sostanziali. Essa non è solo adeguata agli uomini, ma destinata
innanzitutto a collegare a Dio, a permettere a Dio, per un atto d´amore, di comunicare con l´uomo.
Così Dio avrà sempre la possibilità di rivelarsi immediatamente e dall´interno alla sua creatura, la
cui esistenza viene da lui. E´ il fondamento di ogni mistica naturale.

Gesù darà alla materia prima un senso tutto nuovo, scoprendo in noi il mistero della vita
segreta di Dio. Nella materia non esistono solo delle disposizioni radicali per una forma o un
termine sostanziale che sarà l´anima , affinché uno spirito sussista in questa materia, ma pure delle
disposizioni molteplici che attirano questa creatura nel seno del Padre .

Il concetto di materia prima, introdotto da Aristotele e ripreso da san Tommaso, è stato rielaborato dal p. Thomas in modo originale. Per il p. Thomas, Gesù scopre in noi delle disposizioni che erano già in noi ma che non sospettavamo, e che egli può attivare per mezzo dello Spirito Santo.

Nella teologia cattolica l´anima è di fatto legata al corpo che ha le disposizioni necessarie per realizzare questa
unione.

Il p. Thomas pensava che non erano state sufficientemente valorizzate nella vita mistica le disposizioni molto
speciali della materia, cioè del corpo. In certo qual modo egli diede una impostazione simile a quella di
Giovanni Paolo II nella sua teologia del corpo, ma il linguaggio utilizzato è quello scolastico.

Le grazie di quietudine fanno cogliere la presenza di Dio, ma Dio attira ugualmente la
creatura servendosi delle disposizioni della materia: sono le grazie di unione. Attraverso queste
disposizioni di luce, di vita e di amore, Dio ci fa entrare all´interno di se stesso. Egli ci fa entrare in
relazione con lui, non solo con il Dio Onnipotente, Colui che sussiste e dona l´esistenza, ma con il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che vogliono farci partecipare alle loro stesse operazioni, alla
loro vita di amore illuminandoci.
Dio non ci potrà illuminare che attraverso un linguaggio concreto, quello della fede che egli
ci ispirerà. Se noi ci appoggiamo su di lui nella speranza, egli si rivelerà anche in quella forza di
vita che viene dall´amore soprattutto sotto la forma dello Spirito Santo."


Reintegrare la vecchiaia nella prospettiva della vita eterna

Era molto importante riflettere sul ruolo della materia prima di affrontare l´ultima età, quella
della vecchiaia, che è quella in cui la credenza nella risurrezione dei corpi deve essere più attuale
che mai. Per comprendere il senso della vecchiaia, occorre convertire il nostro sguardo su
quest´ultima tappa della nostra vita terrestre, reintegrandola nella prospettiva della vita eterna.
Perché il senso profondo della vecchiaia non si può comprendere che nella preparazione alla vita
eterna nel Regno dei Cieli.

Troppo spesso la nostra fede è così debole che noi separiamo la nostra vita terrestre dalla vita
eterna. Noi non vediamo la continuità che esiste tra vita terrestre e vita eterna. La vita eterna ci
appare allora come una vita diversa, in qualche modo giustapposta a quella terrestre, e che ci è in
pratica inaccessibile. La vita terrestre è considerata come una entità separata, da comprendere in se
stessa, mentre è tutta rivolta verso il Regno dei Cieli, che non si può comprendere che in questa
prospettiva.

Come dice san Paolo ai Corinti: " Se si predica che Cristo è risorto dai morti, come possono
dire alcuni di voi che non c´è resurrezione dai morti? Se non c´è resurrezione dai morti, neppure
Cristo è risorto. Se poi Cristo non è risorto, è vana la nostra predicazione ed è vana pure la vostra
fede. Si trova che noi stessi siamo falsi testimoni di Dio, perché per Dio abbiamo testimoniato che
Dio ha risuscitato il Cristo, mentre non l´ha risuscitato, se davvero i morti non risuscitano. Se
infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto. E se il Cristo non è risorto, la vostra fede è
illusoria, voi siete ancora nei vostri peccati. Pertanto, anche coloro che sono morti in Cristo sono
perduti. Se noi abbiamo messo la nostra speranza in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i
più miserabili tra gli uomini. " (1 Cor 15.12,19)

Per san Paolo è dunque chiaro che c´è una continuità evidente tra la nostra vita e quella
eterna, affermata dalla risurrezione dei corpi. L´una non si può comprendere senza l´altra. Questa
continuità assoluta delle due vite è bene illustrata da quest´altra parola di Paolo, nella lettera ai
Filippesi: " Io sono preso in un dilemma: da una parte ho il desiderio di andarmene e di essere con
il Cristo, e questo sarebbe preferibile, ma dall´altra rimanere qui nella carne è più necessario per
voi ." (Phil 1.23)

Chiediamo allo Spirito Santo di convertire il nostro sguardo sulla vita e più particolarmente
sulla fine della vita, per rimetterla nella prospettiva della vita eterna, perché, come san Paolo, noi
scopriamo l´assoluta continuità tra vita sulla terra e vita eterna a causa della risurrezione.
Sono i nostri corpi che risusciteranno, con tutto quello che hanno vissuto di positivo. Gesù
risuscitato mostra le sue piaghe, segno del suo amore. Tutta l´usura dei nostri corpi, nella misura in
cui l´usura viene dal nostro servizio e dal nostro amore degli altri, diventerà titolo e oggetto di



gloria, diventerà radiosa in maniera misteriosa. Tutti i nostri handicap, i nostri segni di sofferenza
risplenderanno come astri e saranno misteriosamente integrati alla gloria eterna per formare i nuovi
cieli e le nuove terre ! Come dice l´Apocalisse: " Allora vidi un nuovo cielo e una nuova terra,
perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi, e il mare non c´era più ." (Ap 21.1) Sono i
nostri corpi risuscitati che saranno al cuore di questi nuovi cieli e nuova terra. E l´autore
dell´Apocalisse aggiunge: " Egli tergerà ogni lacrima dai loro occhi. Non ci sarà più la morte, né
lutto, né lamento, né sofferenza, perché le cose di prima sono passate. E Colui che siede sul trono
disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose." (Ap 21.4,5)

C´è dunque una ri-creazione, ma a partire dai nostri corpi risuscitati che raggiungono i corpi
risuscitati di Gesù e Maria. E´ a questo immenso lavoro di ri-creazione che siamo invitati a
partecipare, ed è questo lavoro di ri-creazione che prepariamo durante il noviziato della vecchiaia.
Con noi, in noi, per noi, Dio fa nuove tutte le cose.
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