04 Luglio 2020
News e Riflessioni

Incontro di Ottobre: Fede in Gesù Cristo - Scienza e Tecnica

23-10-2013 09:40 - MEIC Lucca
FEDE E SCIENZA anche oggi talvolta le due parole evocano una contrapposizione, per molti al contrario ormai evocano mondi distinti e separati, tuttavia nell´opinione più diffusa scienza è "il sapere" per antonomasia, talvolta si assiste a rigurgiti di scientismo ancorchè oggi la scienza, benchè caratterizzata da sempre nuove conquiste in ogni ambito, si presenta molto più umile rispetto al passato, c´è infatti la precisa consapevolezza che la verità della scienza è una verità provvisoria, le affermazioni di comprensione del reale sono cioè accompagnate dalla precisa consapevolezza che magari tra non molto saranno superate da altra e "più vera" comprensione.
IL METODO SCIENTIFICO -LA SCIENZA- per come comunemente la intendiamo sono nati in ambiente culturale cristiano, in una cultura cioè che si fondava sul cristianesimo che aveva nel cristianesimo la comprensione di tutto il cosmo e di tutta la storia dell´umanità; paradossalmente quando il metodo scientifico e la ricerca scientifica hanno iniziato a dare grandi risultati si è verificato come uno scontro tra scienza e fede cristiana, emblematico è il caso Galilei del quale riprendo alcuni aspetti perché presentano tratti emblematici e punto di partenza di una discussione.
24 febbraio 1616 SANT´UFFIZIO condanna il sistema copernicano e mette all´indice i libri di Copernico. 1) "il sole è il centro del mondo e assolutamente immobile per quanto riguarda il moto locale". 2) la terra non è il centro del mondo e non è immobile, ma si muove attorno a sé stessa. L´affermazione 1 è giudicata assurda dal punto di vista filosofico e eretica, la 2 assurda dal punto di vista filosofico e per la fede, erronea.
Il copernicanesimo poneva alla teologia cristiana una serie di questioni che anche oggi -quando certamente nessuno pone in dubbio il copernicanesimo ed inoltre le nostre conoscenze sull´universo sono incomparabilmente più estese- presentano una persistente validità:
a) Quale sia la natura della verità della bibbia
b) Quale il legame del credo cristiano con l´astronomia antica
c) Quale sia il rapporto tra cristianesimo e cultura
La visione tolemaica dell´universo alla fine del 500 e ovviamente anche prima offriva una visione del cosmo dove erano coerentemente inserite tutte le concezioni biblico cristiane. La visione tolemaica del cosmo non era solo una teoria scientifica ma una visione sacra e coerente del cosmo, così il copernicanesimo sconvolgeva la visione cristiana del mondo, in particolare se la terra non era più al centro dell´universo la localizzazione tradizionale dell´inferno e del paradiso diventava ormai impossibile (tra l´altro Galileo era partito convinto della concezione tolemaica e per ben 15 anni è incerto sul copernicanesimo, proprio l´adesione al copernicanesimo poneva a Galileo tutta la problematica della localizzazione dell´inferno e del paradiso).
La teologia dell´inizio ´600 riteneva che necessariamente l´inferno si localizzava all´opposto del cielo, sede dei beati e perciò al centro della terra che risultava il luogo più lontano dal cielo, i teologi affemavano che questo ha precisa conferma nella bibbia vedi salmo 138 v. 8 "se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti" o anche Isaia 14 v.13 "salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell´assemblea, nella vera dimora divina. Salirò sulle regioni superiori alle nubi, mi farò uguale all´Altissimo. E invece sei precipitato negli inferi, nelle profondità dell´abisso"
La cosmologia copernicana comportava che non fosse più possibile collocare il paradiso, quindi implicava o la sua negazione oppure la necessità di un ripensamento complessivo di tutta la visione religiosa dell´universo, era necessaria una riforma radicale della teologia cristiana. Era uno dei grandi momenti di svolta della teologia cristiana.
Bisogna osservare che diverse volte il cristianesimo ha vissuto questi momenti di grande svolta; in grande sintesi, il cristianesimo all´inizio era una delle tante correnti dell´ebraismo, gradualmente si è distaccato e ha dovuto confrontarsi con la filosofia greca fino ad arrivare ad una sintesi prima con il platonismo -per diversi secoli- poi con l´aristotelismo, ai tempi di Galileo si avvertiva l´insufficienza di questa sintesi; si avvertiva il problema di distinguere tra sacra scrittura e aristotelismo iniziava la consapevolezza della diversità storico-religiosa-culturale delle scritture dalla cultura greca e questa strada doveva portare allo sviluppo di una esegesi biblica che recuperava la differenza tra mondo culturale ebraico e mondo culturale greco. Il copernicanesimo poneva cioè il problema della riforma della teologia cristiana.
Riguardo al problema della natura della verità della sacra Scrittura Galileo risponde che bisogna distinguere nella bibbia le questioni di fede e di costume da quelle di filosofia naturale (oggi si direbbe scienza); quando la bibbia trattava, in parti minime, di questioni naturali per Galileo bisognava distinguere il senso letterale dal senso recondito (il senso recondito dovesse essere scientificamente vero), la bibbia doveva essere perciò, al livello del senso recondito, copernicana.
La teologia cristiana doveva riformare sé stessa eliminando quegli aspetti dogmatici che erano legati alla visione teologica tolemaico aristotelica.
Bisogna riconoscere che il tema dell´ascensione al cielo attraverso i cieli intermedi grazie a quello che è stato definito viaggio celeste per trovare la divinità ed ottenere rivelazioni domina la religione antica e tardo antica, tremila anni avanti Cristo troviamo questo preciso concetto nella cultura babilonese -il viaggio celeste del re Etana- lo stesso viaggio è in Platone nella Repubblica, Cicerone, Plutarco, nell´enochismo, nella letteratura mistica giudaica, nello gnosticismo.
Negli atti degli apostoli cap. 1,2 -9-11 Gesù ascende al cielo (l´abitazione di Dio è aldisopra dei cieli)
2 lettera ai Corinzi 12,1-4 Paolo afferma di essere asceso al terzo cielo.
Nel credo che recitiamo a Messa in piedi affermiamo "Cristo è disceso agli inferi Cristo è asceso al cielo"
ANCHE IL CREDO E´ TOLEMAICO? IN SINTESI: LA STORIA, LA CULTURA EVOLVONO E DI TANTO IN TANTO EMERGE LA NECESSITA´ DI SINTESI TEOLOGICHE COMPLESSIVE NUOVE. FORSE ANCHE OGGI? NON C´E´ DA AVER PAURA, MA DA RICERCARE, PREGANDO.
ANDARE IN PARADISO COSA SIGNIFICA? SIGNIFICAVA ATTRAVERSARE SETTE O TRE CIELI SOPRA LA TERRA PER ARRIVARE AD UN POSTO CELESTE DOVE I CORPI MISTERIOSAMENTE TRASFORMATI POSSONO ABITARE ACCANTO A DIO.
COME DICIAMO OGGI IL PARADISO? Come diciamo RESURREZIONE?
Lettura di domenica: Seconda lettera di Paolo a Timoteo "figlio mio rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le Sacre Scritture fin dall´infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù." COME DIRE OGGI LA SALVEZZA alle persone che incontriamo? C´è bisogno di un aggiornamento del linguaggio o ancor più una nuova teologia?
VIVERE LA FEDE IN GESU´ CRISTO E´ RINUCIARE ALLA RAGIONE? ALLA RICERCA RAZIONALE? Come ho già detto nel primo incontro la razionalità entra pienamente in campo nel "dire la fede". Ma c´è di più, papa Benedetto (interessante rileggere il discorso di Regensburg) asserisce "la fede cristiana è ragionevole"
Galileo diceva "la natura è scritta in caratteri matematici" così l´uomo può conoscere e poi utilizzare le conoscenze per risolvere problemi pratici ---è tutta la storia della scienza e della tecnica da Galileo ai nostri giorni.
Tuttavia non rinunciando alle conquiste fatte, né biasimando tutto questo percorso, che non può che valutarsi positivamente, a distanza di secoli possiamo valutarlo meglio e sottoporlo a critica.
Papa Benedetto evidenzia i limiti e l´insufficienza della ragione strumentale occidentale; il percorso della modernità minaccia d´implodere di non riuscire più a generare i propri valori, la ragione della fragilità stà nell´emarginazione della domanda su Dio.
Oggi soltanto il tipo di certezza derivante dalla sinergia di matematica e empiria ci permette di parlare di scientificità. Ciò che pretende di essere scienza deve confrontarsi con questo criterio; anche le scienze umane (storia, psicologia, sociologia, filosofia debbono cercare di avvicinarsi a questo canone di scientificità. Questo metodo esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico; facendo così ci troviamo davani a una riduzione del raggio di scienza e ragione che oggi è doveroso mettere in discussione. Se la scienza è solo questo, l´uomo stesso subisce una riduzione, gli interrogativi propriamente umani, quelli del da dove e verso dove (gli interrogativi della religione e dell´etos) non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla scienza e scivolano nel soggettivo, religione e etos scadono nell´ ambito della discrezionalità personale e perdono la forza di creare una comunità; è necessario superare l´autolimitazione che si è decretata la ragione (a ciò che è verificabile nell´esperimento). Una ragione che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell´ambito delle sottoculture è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture.
La moderna ragione propria delle scienze naturali porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche, la moderna ragione deve accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico; ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste (sul perché, sul senso, sul fine) deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare: filosofia e teologia. Così la fede cristiana diviene una fonte di conoscenza. La teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica amplia la ragione.
La ragione non aprendosi all´autorivelazione dell´Essere diviene scientista e tecnica e quindi strumentale e strumentalizzante (la manipolabilità dell´umano è il segno più drammatico e inquitante), dall´altra la fede quando presenta il proprio assoluto a prescindere dal logos (Dio concepito come assoluta trascendenza) può avere conseguenze negative (papa Benedetto nel discorso di Regensburg dice che è portata a giustificare la violenza come mezzo per la propria affermazione).
La fede della chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui le dissomiglianze -concilio Lateranenze IV -1215- sono più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l´analogia.
Il popolo ebraico nella sua singolarissima storia esprime in modo insuperabile la realtà di Dio: il roveto ardente ci offre il nome misterioso di Dio che si distacca dall´insieme delle divinità con molteplici nomi con l´affermazione Io sono, così che si arriva con il salmo 115 alla derisione delle divinità che sarebbero solo opera delle mani dell´uomo; la singolare storia di Israele che sempre è stata comunque in rapporto con i popoli e culture vicine -pur conservando con forza la propria originalità-, si incontra con il pensiero greco, ne esce arricchita con la letteratura sapienziale e poi con la traduzione greca dei libri sacri -la settanta- ad Alessandria d´Egitto. Con questa traduzione nei libri della rivelazione del Dio d´Israele entra la parola logos e ovviamente il concetto. Logos significa pensiero parola (la parola logos rimanda alla filosofia greca)
Giovanni inizia il prologo del suo vangelo con le parole "in principio era il logos" modificano il primo versetto della genesi, la prima frase della bibbia. Logos significa insieme ragione e parola, una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi, ma appunto come ragione; Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos e il logos è Dio.
Gianluca Fiori

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