28 Settembre 2020
News e Riflessioni

Il tempo di Dio e i tempi del virus/2

23-05-2020 09:39 - Settore Adulti
Siamo messi alla prova
di Mario Battaglia

La quarantena ci ha messi alla prova (e ci sta mettendo e ci metterà) alla prova. E così sarà per la ripartenza delle celebrazioni eucaristiche con il popolo, è il primo “banco di prova”! Sarà interessante capire come questo popolo reagirà e come avrà assimilato la sosta prolungata, o per alcuni, il trauma, o invece, per i molti, se non ci sarà stata una rimozione generale di ogni riferimento ecclesiale, visto che mi sembra sia passato nella pubblica opinione la “non essenzialità” della dimensione spirituale per la vita delle persone.

Mi è venuto allora alla mente l’episodio della Scrittura dove Mosè, nel Deuteronomio, aiuta Israele a interpretare il lungo tempo vissuto nel deserto:
«Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te» (Dt 8,2-5).

Ho recuperato questa immagine del deserto dell’esodo biblico, perché mi pare quella più “potente” per ricordarci dove siamo ora: stiamo attraversando un deserto (spirituale e relazionale), forse in qualche misura già prima del virus, ma sicuramente quest’ultimo ci ha letteralmente sospinto in questo luogo, e come in ogni deserto siamo messi duramente alla prova! Proviamo a trarne qualche lezione. Mi spingono allora un paio di considerazioni attorno alla Chiesa in generale (anche se penso e ho in mente la mia, quella di Lucca) maturate nel “confinamento domiciliare”:

Sono convinto che ogni comunità cristiana debba fare un lavoro di memoria e custodia (la potremmo anche chiamare la “fase 2 della Chiesa”), per non cancellare troppo presto questo tempo dalla mente, per non farlo cadere nel vuoto della dimenticanza, dello stordimento o dell’incomprensione. Nel deserto Israele è stato spogliato di tutto. Anche noi, in questo tempo, siamo stati spogliati di relazioni, tempo, spazi, sicurezze economiche, consuetudini. Il Signore ci sta mettendo alla prova come comunità cristiana “per sapere quello che avevamo nel cuore”. Questo tempo è stato ed è un tempo di purificazione e disintossicazione, ma si potrebbe anche rivelare un tempo di resilienza accompagnato al coraggio del cambiamento.

La prova sarà dura, ma si può e si deve ancora credere, sperare, amare. Si può ricominciare. Lo si può fare a condizione che l’esperienza del deserto – nel momento in cui lo si è attraversato – continui a istruirci, per generarci come figli della libertà, come creature nuove. Come figli e figlie di Dio di un passaggio che non sappiamo bene ancora qual è. Ma se sapremo capire e vivere pienamente questo “tempo di deserto”, sarà una fede, una speranza e un amore provato, purificato e disintossicato, e, dunque, rinnovato e pronto per una nuova stagione ecclesiale. Mi pare allora che a ognuno di noi sia data la possibilità, la responsabilità (e anche la grazia) – come popolo di Dio in cammino nella storia – di posare i nostri piedi su una terra che non conosciamo, nel nome di un’emergenza che ha spinto, con forza, ad andare oltre quelle “schiavitù del si è sempre fatto così”. Mi pare che stia emergendo con nettezza che sarà un anno di prova, di verifiche costanti e, forse anche, di scelte dolorose (e/o profetiche?): camminare nel deserto impone questo!



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