04 Agosto 2020
News e Riflessioni

Il Vangelo di Marco

08-01-2016 09:16 - MEIC Lucca
MARCO

E’ il terzo incontro sul vangelo di Marco, mi è stato chiesto morte e resurrezione, tuttavia voglio dargli un taglio particolare, affronto solo in piccola parte questo argomento che è troppo vasto ( se proseguiremo in futuro i nostri incontri avremo modo di affrontarlo in diverse occasioni); siamo vicini alla fine dell’anno liturgico, a breve non si leggerà più Marco, si passerà a Luca;
Ritengo più consono ricollegarmi strettamente a quanto già esposto nei due incontri precedenti e farne un insieme così alla fine del terzo appuntamento rimarrà una esposizione di base di questo vangelo che potrà essere approfondita negli anni futuri, seguendo il ritmo degli anni liturgici.
Metodo coinvolgimento di tutti nel confronto e riflessione in comune, come abbiamo fatto nei due incontri precedenti sul convegno diocesano, con interruzioni della mia esposizione, per facilitare la partecipazione.
Prima parte: ritorno sui concetti di puro e impuro (fondamentali nell’ebraismo, Gesù e Marco sono ebrei) puro/impuro giusto nel vangelo di Marco: ci sono delle espressioni di difficile comprensione o errata comprensione nella mentalità e cultura moderna, il nostro approccio alla realtà è cambiato moltissimo vedi le conoscenze scientifiche che ci separano abissalmente dal modo di vedere il mondo dell’ebreo del primo secolo, passo ad analizzare brani degli inizi già visti anche l’ultima volta ma concentrando l’attenzione su questo aspetto.
Il primo esorcismo: Marco 1,21-28, l’evangelista racconta la chiamata dei primi discepoli, poi narra l’entrata coi primi discepoli a Cafarnao di sabato. Nella sinagoga tutti sono stupiti del suo insegnamento perché è detto con autorità, (nelle sinagoghe veniva letta la torà, tutta e spiegata, la torà era in ebraico, la lingua della comunicazione l’aramaico, nella sinagoga si pregava e insegnava; lo studio, l’interpretazione e l’insegnamento della torà erano mestiere degli scribi –detti anche maestri, dottori della legge, gli scribi erano gli interpreti autorevoli della legge, si diventa scribi dopo annidi frequenza nelle scuole dei grandi maestri ) Marco sottolinea più degli altri vangeli l’autorità di Gesù, l’insegnamento di Gesù è l’impalcatura generale dell’attività di Gesù. Come sappiamo Gesù entra in scena dopo l’arresto di Giovanni Battista che pure insegnava, Marco costruisce il racconto su questo comportamento di Gesù qualificato dall’ autorità, la scena è costituita da un insegnamento autorevole. Gesù insegna nella sinagoga Marco commenta che non insegna come gli scribi, unito all’insegnamento è un esorcismo, Marco mette in relazione l’insegnamento e l’esorcismo, i presenti nella sinagoga di Cafarnao interpretano l’esorcismo come legato all’insegnamento di Gesù, conseguenza di esso –chi è capace di cacciare lo spirito impuro è capace di insegnare o meglio è nel suo insegnamento che scaccia lo spirito impuro, gli spettatori affermano che Gesù è capace di comandare agli spiriti impuri, gli spiriti impuri gli obbediscono; non era facile cacciare uno spirito impuro. Marco usa l’espressione “un uomo con spirito impuro” cioè posseduto da uno spirito impuro; in questo brano come in molti altri, ci troviamo di fronte ad una affermazione che rimanda alla questione dell’ impurità. Cosa bisogna sapere per capire?
Gesù è ebreo Marco è ebreo: dietro a queste affermazioni sta la letteratura enochica Il libro dei giubilei, il libro dei vigilanti: nel primo si parla di demoni impuri, spiriti impuri che corrompono i figli di Noè cioè l’umanità dopo il diluvio universale, Noè prega dio di preservare l’uomo da tali spiriti e relegarli nel luogo della dannazione; dopo la preghiera di Noè interviene il capo/rappresentante degli spiriti impuri("Mastema") e fa a Dio altra richiesta chiede che una parte rimanga sulla terra per poter tentare l’uomo almeno fino al giudizio –parola che esprime il tempo della loro fine, Mastema dichiara a Dio che è necessaria la presenza degli spiriti impuri per tentare l’uomo in quanto questi è, come gli spiriti, cattivo. Dio concede di lasciare una parte degli spiriti impuri sulla terra. Nel libro dei vigilanti si dice che dai Giganti (figli dell’unione impura tra angeli e donne) sono venuti gli spiriti impuri, il loro ruolo è comparabile a quello degli spiriti impuri descritti nella preghiera di Noè nel libro dei Giubilei, questi spiriti possono corrompere l’uomo, E’ previsto che un giorno ci sarà la loro fine.
Questi libri, questi racconti stanno dietro alla domanda che Marco mette sulla bocca dello spirito impuro “che vuoi da noi Gesù nazareno? sei venuto a rovinarci? io so chi tu sei il santo di Dio.
La venuta di Gesù è interpretata dallo spirito impuro come la sua rovina, con la fine del tempo che Dio gli ha concesso per svolgere la sua funzione di tentatore e di causare possessioni (cioè dominio sull’uomo). La forza dello spirito impuro è notevole e spaventosa, come era spaventosa la forza dei Giganti dopo la loro nascita dalle donne incinte a causa degli angeli, i giganti hanno una forza distruttiva, brutale, la contaminazione dei giganti porta il degrado nell’umanità tanto che Dio manda l’arcangelo Gabriele e poi Michele; dai cadaveri dei giganti si producono spiriti impuri che corrompono l’uomo e lo rendono impuro e questo fino a quando Dio li manderà via per sempre con il giudizio.
Gesù rappresenterebbe per lo spirito impuro qualcosa che ha a che fare con questo giudizio. In Marco la possessione mostra la potenza distruttiva dello spirito impuro.
LA FEBBRE DELLA SUOCERA DI PIETRO
Dopo l’episodio della Sinagoga di Cafarnao con poche righe Marco racconta la guarigione della suocera di Simone; non dice da quale malattia fosse affetta, dire che aveva la febbre, la febbre era la malattia, è importante la sequenza delle azioni: Gesù si avvicina, prende la mano della donna, la fa alzare, notevole è la differenza del racconto dello stesso fatto in Luca, qui il racconto somiglia ad un esorcismo Gesù non tocca la suocera ma si china su di lei, comanda alla febbre e la febbre lascia la donna. Ritornando alla mentalità ebraica sappiamo che era da evitare tutto ciò che è impuro, il malato doveva essere tenuto a distanza, la febbre era una malattia, in ebraico la febbre è resa con due parole (febbre ardente infiammazione). Nel deuteronomio, nell’elenco delle maledizioni che Dio manderà al popolo che non obbedisce alle sue leggi è indicata la febbre (anche da questo si capisce che la febbre è intesa come malattia). E’ da osservare che Gesù tocca la donna prendendole la mano e la guarisce. Questo gesto farebbe capire che Gesù non teme il contatto con persone impure a differenza di Giovanni Battista che mai avrebbe fatto una cosa del genere.
MALATI E INDEMONIATI
Nello stesso giorno Marco colloca l’arrivo alla porta della casa di molti malati e indemoniati alla fine del sabato, sebbene si dovesse stare a distanza dai malati quella sera Marco annota che tutta la città era riunita davanti alla porta perché qualcosa di straordinario stava accadendo. Marco in questo caso parla di demoni ma è lo stesso significato di spiriti impuri. I demoni o spiriti impuri rientrano nella sfera dell’impuro, questi spiriti rappresentano il male o meglio una delle espressioni più eclatanti del male. E’ evidenziata una correlazione tra impurità e male ma questa volta non è una impurità derivante dal peccato come avveniva nel battesimo di Giovanni ma di una impurità più ontologica che qui è riferita ai demoni ma che assomiglia molto e richiama quella di cui parlerà Gesù al capitolo 7 –impurità del cuore-. Gesù libera l’uomo dalla malattia e dal demonio e questo indica l’opera potente di purificazione che Gesù compiva nell’uomo. C’è uno stretto rapporto tra guarigione e purificazione.
Gesù si ritira a pregare, poi prosegue il viaggio lascia Cafarnao, predica nelle sinagoghe e scaccia demoni, l’insegnamento libera, guarisce, scaccia demoni. Gesù cambia la struttura interiore dell’uomo che senza tale modifica non è in grado di vivere la giustizia. Da ricordare che nel battesimo Gesù ha ricevuto lo Spirito Santo ed è esso ad operare in lui.
GESU’ E IL LEBBROSO
Il lebbroso si avvicina a Gesù gridando, il lebbroso non osserva la regola fondamentale (non può avvicinarsi ad alcuno. Il grido è “purificami”, la lebbra è la malattia impura per eccellenza, il lebbroso non ha accesso al santuario –l’impurità lo rende non idoneo a restarci, rischia la morte, la presenza del sacro può essere mortale e, altro aspetto lui stesso è contaminante, il lebbroso non è impuro perché è un peccatore, in questo caso è una impurità organica – il Battista ha altro concetto di purità- ; il sacerdote ha il compito di accertare se un lebbroso è guarito, è il garante della incolumità della comunità, protegge dalle contaminazioni, il sacerdote non è capace di purificare dalla lebbra, solamente purifica colui che ne è guarito. Se il lebbroso va da Gesù violando una regola stretta significa che sa, sente che Gesù ha la capacità di purificare dalle impurità più varie e difficili –come attestano guarigioni e soprattutto esorcismi- L’indemoniato e il lebbroso hanno impurità invincibili, operare la guarigione significa possedere un grande potere. La straordinaria forza/capacità di Gesù sono evidenziate dal fatto che tocca il lebbroso, Gesù prima di fare questo gesto è come in preda ad una eccitazione, cioè nella condizione psico-fisica che prelude ad una lotta rabbiosa contro qualcosa, allontana subito il lebbroso può sembrare strano, questo atteggiamento può spiegarsi con il fatto che ha compiuto un gesto che mette in gioco una grande forza, è rimasto senza forze; toccare il lebbroso implica potenziale contaminazione e grande dispendio di energie, Gesù stà provando una grande emozione, Gesù paga conseguenze a guarire il lebbroso. Gesù stacca il lebbroso da lui e gli ordina come allo spirito impuro, di non divulgare il fatto e di presentarsi dal sacerdote, per obbedire al Levitico e per garantire alla persona di poter, d’ora in poi, circolare liberamente.
SI PUO´ PROSEGUIRE CON TANTI ALTRI EPISODI NARRATI DA MARCO CHE HANNO QUESTO RETROTERRA SIMBOLICO, SI RIFANNO AL CONCETTO PURO IMPURO ALLA LETTERATURA GIUDAICA NEL SUO COMPLESSO ANCHE A QUELLA CHE NON E’ ENTRATA NEL CANONE.

MARCO è geniale in quanto ha inventato il genere biografia di Gesù come buona notizia, la buona notizia per l’umanità è l’uomo Gesù e la sua vita; la vita di ogni uomo inizia con la nascita e finisce con la morte, breve analisi di questi eventi nascita e morte di Gesù.
Le tematiche sono enormi, in una serata di questo genere, considerato le mie forze non posso che porre un inizio dello studio, comunque un piccolo contributo per iniziare….ognuno continuerà la ricerca, la ricerca su Gesù è la ricerca su senso e il fine della nostra vita…tutti siamo coinvolti.

NASCITA Marco non dice nulla, inizia con la cosiddetta vita pubblica, dice che Gesù proveniva da Nazaret.
Siamo tutti persone di studio il nostro stile è la ricerca, la ragione un dono da “utilizzare” ogni giorno, anche quando ci si accosta alla scrittura, la scrittura deve essere pregata però anche studiata, e dobbiamo tener conto della ricerca in tutti i suoi aspetti, è sbagliato un approccio che non valorizza la ragione, lo studio, ancor più un approccio fondamentalista. Ascolto e preghiera della Scrittura che passa anche dallo studio, dai risultati della critica certamente non è facile, però è il metodo da seguire.
E’ ben noto che la nascita di Gesù non corrisponde al calendario; Il monaco DIONIGI IL PICCOLO –VI SECOLO ha erroneamente interpretato dati cronologici forniti da Luca, Gesù nasce 6-7 a.c., calcola in modo errato il passaggio dal calendario romano a quello cristiano, quando nasce Gesù regna Erode il Grande, è un violento (elimina ogni possibile avversario, fa uccidere membri del sinedrio, la moglie , tre figli) alcuni storici contemporanei lo hanno qualificato uno psicopatico CARATTERISTICHE CHE SI ACCORDANO CON LA COSIDDETTA STRAGE DEGLI INNOCENTI RACCONTATA DA MATTEO (non è attestata storicamente). Erode il Grande muore nel 4 a.C., quindi quando Gesù ha 2/3 anni, nel testamento divide il regno tra i suoi tre figli superstiti, Erode (era disprezzato dagli ebrei anche perché era sentito straniero, apprezzava ed aveva assimilato la cultura ellenista); i suoi discendenti, che come ho detto erano i tre figli superstiti erano così poco stimati che una delegazione giudaica si rivolse ad Augusto chiedendo la sottomissione ai romani in cambio di autonomia interna ma l’imperatore confermò sostanzialmente il testamento di Erode il grande, di conseguenza ERODE ANTIPA divenne tetrarca della Galilea e della Perea, sotto la sua giurisdizione si trovava Nazaret, Gesù e la sua famiglia erano sudditi, Erode Antipa è sempre stato fedele vassallo romano fece costruire la sua capitale Tiberiade in onore dell’imperatore Tiberio, ereditò il carattere del padre amante del lusso, violento e tirannico, aveva sposato la moglie del suo fratellastro –Erodiade- fu criticato da Giovanni ed è quell’Erode che fece decapitare Giovanni Battista nella fortezza di Macheronte.
MARCO è in silenzio sulla nascita e giovinezza di Gesù, sono Matteo e Luca che parlano di nascita miracolosa di Gesù con un altro vangelo –Protovangelo di Giacomo (parla della nascita, dell’infanzia di Maria,del suo parto miracoloso, il Protovangelo di Giacomo è un testo cristiano prodotto in ambiente giudaico che ha avuto un influsso enorme).
Il nome Gesù era molto usato tra gli ebrei del primo secolo; è il nome ebraico del grande condottiero Giosuè.
DOVE NASCE GESU’ Betlemme non regge molto la ricerca, la molteplice e più sicura testimonianza antica parla di Nazaret. Proprio il vangelo di Marco “venne da Nazaret di Galilea” ..”viene nella sua città paterna (Nazaret). NELLA SCRITTURA EBRAICA NON SI PARLA DI NAZARET, ANCHE IL TALMUD non parla di Nazaret. Indicare Betlemme come luogo di nascita non è un fatto storico ma una tesi teologico-messianica, Betlemme era la patria di David, una corrente messianica attendeva un re di stirpe davidica (le tradizioni usate da Luca e Matteo si riferiscono chiaramente a questa attesa (religiosa) Betlemme era anche indicata dal profeta MICHEA luogo di origine del Messia “e tu Betlemme terra di Giuda, non sei la più piccola tra i principi di Giuda, da te infatti uscirà un capo che pascolerà il mio popolo d’Israele. Matteo e Luca utilizzano materiale della tradizione diverso però perseguono lo stesso scopo; Luca riprende la promessa del profeta Natam al re David “io susciterò un tuo discendente dopo di te..e renderò stabile il suo regno..io renderò stabile il suo trono reale. Per sempre io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. Il carattere messianico della predizione di Natam trova conferma nei testi di Qumran. Anche Paolo nella lettera ai Romani afferma la discendenza davidica di Gesù “della stirpe di David”.
LA NASCITA DI GESU’ A BETLEMME NON E’ UN DATO ANAGRAFICO MA UNA AFFERMAZIONE TEOLOGICA, è luogo di nascita secondo una anagrafe divina: Dio ha promesso un discendente di David per il tempo della svolta decisiva della storia umana e ha mantenuto tale promessa. Questo racconto della nascita significa semplicemente che Gesù è il messia regale atteso.
GESU’ HA VISSUTO IN UNA FAMIGLIA NUMEROSA testimonianze cristiane antiche parlano di fratelli e anche sorelle MARCO 3,31 MARCO 6,3.
Anche il vangelo di Giovanni parla di fratelli di Gesù, anche Atti: la prima comunità cristiana di Gerusalemme aveva al suo interno Maria e i fratelli di Gesù. Paolo parla di Giacomo fratello del Signore, parla di fratelli del Signore. Anche Flavio Giuseppe conosce un fratello di Gesù: Giacomo ucciso dal sommo sacerdote ANANO IL GIOVANE.
Già nel secondo secolo è attestata la credenza cristiana della verginità di Maria dopo il parto e nel parto. Questo è descritto nel PROTOVANGELO DI GIACOMO (Giuseppe ha figli e sposa Maria che è molto giovane; racconto del parto di Maria interviene una ostetrica che certifica la verginità) questo testo vuole conciliare il fatto che si parli nei vangeli di fratelli di Gesù con la verginità di MARIA, non sono fratelli uterini ma solo del padre, di un padre che non è naturale ma solo legale; questa soluzione trova poi sostenitori nella patristica specie greca e siriaca, invece poco in quella latina, tra questa vedi Origene che comunque dice “ha l’intento di tutelare la dignità verginale di Maria fino alla fine”. Girolamo la squalifica dice che è espressione delirante degli apocrifi. Proprio Girolamo spiega la contraddizione (Maria vergine-Gesù con fratelli e sorelle) con la teoria dei cugini. Si rifà all’ebraico dove effettivamente la stessa parola -‘ah- può avere il significato fratello-cugino-nipote, invece il greco del nuovo testamento è preciso, NON SI PUO’ CONFONDERE, la spiegazione di Girolamo non regge.
EGESIPPO prima metà secondo secolo parla di Giacomo fratello del Signore, che aveva subito il martirio per lo stesso motivo del Signore, parla anche di fratello carnale del Signore.
TERTULLIANO a cavallo del secondo secolo in un contesto in cui vuol rimarcare l’umanità di Gesù, commentando il vangelo parla di vera madre e veri fratelli di Gesù.
Conclusione: in vari ambienti cristiani del secondo secolo si ammetteva che Gesù avesse fratelli in senso stretto, la tesi dei fratellastri Giuseppe già sposato con figli non ha alcun fondamento nelle antiche testimonianze cristiane, ed è da osservare che nei vangeli i fratelli di Gesù sono abbinati a Maria.
DOPO QUESTO COME PORSI NELLA RICERCA SPIRITUALE? Gesù è il risorto davanti al quale stiamo in ginocchio, è colui che ci parla nel nostro profondo.
la verginità di Maria si purifica dalle scorie di una lettura naturalistico-fisiologica.
MARCO NON PARLA MAI DI GIUSEPPE descrive la famiglia di Gesù e parla di sua madre Maria e dei suoi fratelli e sorelle, anche nell’episodio di indubbia storicità: Gesù è dedito alla sua missione ha lasciato la famiglia e i suoi familiari lo credono mezzo matto, vanno a cercarlo “i suoi familiari se ne vennero a prenderlo con forza. perché a loro dire era fuori di sé Mc 3,21 “andarono da lui sua madre e i suoi fratelli e stando fuori lo mandarono a chiamare” Mc 3,31.
CONCEPIMENTO E NASCITA DI GESU’ sappiamo che sono un evento un po’ speciale Giuseppe, discendente di David è il padre legale e il concepimento Verginale di Gesù è attribuito allo Spirito di Dio, alla potenza divina creatrice di vita; Nell’antichità personaggi molto importanti erano presentati con un nascita molto particolare e anche nella bibbia, diversi sono i casi di nascite di uomini importanti da divinità, vedi mitologia greca, tuttavia nel caso di Gesù c’è un aspetto importante e diverso il Dio è assessuato, Dio non si sostituisce sessualmente all’uomo come è proprio dei racconti pagani, è una creazione, il concepimento è un atto creativo;
MARCO NON NE PARLA, lo stesso Paolo i cui scritti sono i più antichi, l’annuncio evangelico delle comunità originarie era limitato alla morte e resurrezione di Gesù.
COME E’ NATO IL CONCETTO DEL CONCEPIMENTO VERGINALE DI MARIA, trattasi di un momento del processo di maturazione della fede dei primi credenti che retrodatano sempre più la figliolanza divina di Gesù risorto. Il movimento cristiano si era costituito su questa confessione : Dio lo ha risuscitato e costituito figlio suo mediante lo Spirito attribuendogli potenza salvatrice (Rm 1,3-4), i credenti sono in attesa del figlio suo (di Dio) dai cieli, quello che lui ha risuscitato dal regno dei morti (I Ts 1,10).
Poi si è riconosciuto che egli era già figlio di Dio prima della morte e della resurrezione: il centurione ne confessa la figliolanza sotto la croce Mc 15,39 Pietro dichiara a nome dei dodici “tu sei il messia il figlio del Dio vivente” Mt 16,16, al battesimo una voce celeste ne svela la vera identità “tu sei il mio figlio amato, in te è riposto il mio compiacimento Mc 1,11
IL PASSAGGIO SUCCESSIVO CON I VANGELI DELL’INFANZIA Gesù è figlio di dio fin dalla nascita. ed è per dare visibilità a questa fede che matura la convinzione del suo concepimento verginale e della connessa verginità di Maria prima del parto. Questa connessione è molto chiara in Luca che fa dire all’angelo dell’annunciazione “Lo spirito santo verrà su di te.., perciò la creatura santa generata in te sarà chiamata figlio di Dio. Matteo in questa dinamica ha buon gioco a mettere in campo la profezia di Isaia 7 secondo la traduzione greca dei settanta “ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e lo chiameranno con il nome Emmanuele. Come appare chiaro Matteo connette strettamente il concepimento mediante lo Spirito, il concepimento della vergine, il concepimento dell’Emanuele.
Il concepimento verginale: credenza di ambienti proto cristiani, fatta propria dalle comunità che stanno sullo sfondo di dei vangeli di Matteo e Luca e più tardi dall’ala giudeo cristiana a cui risale in protovangelo di Giacomo.


MARCO NON PARLA DEL CONCEPIMENTO VERGINALE, COME SI DEVE INTENDERE? è una cristologia: Gesù non è il frutto della terra ma della prodigiosa azione divina suscitatrice di vita, dono di Dio al mondo.


MORTE
Gesù inizia la sua vita pubblica con un annuncio, il fatto di Gesù che annunzia viene presentato come un momento risolutivo della storia, infatti Gesù ripete “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”,
la predicazione itinerante di Gesù si svolge per del tempo ha un epilogo sconcertante: la morte e con le modalità che sappiamo, MARCO racconta questo epilogo dedicandoci due capitoli 14 e 15,
il tema della morte di Gesù è infinito: mi concentro solo su poche sollecitazioni di carattere spirituale.
Dall’analisi del testo di Marco risulta con chiarezza che il motivo della croce è l’asse portante intorno a cui viene raccolto tutto il materiale. La croce è il simbolo sul quale si organizza il cammino di Gesù, la vita dei dodici, la vita dei discepoli e anche la vita dei discepoli di ogni tempo. Si potrebbe dire che la croce diventa il perno di una strategia di persuasione che incalza il lettore in ogni momento, riconfigurando in continuazione il suo modo di concepire Dio, se stesso, la propria vita.
Il Vangelo di Marco più di ogni altro è il vangelo della croce, anche nella conclusione Marco usa la stessa tecnica narrativa terminando il racconto con la scoperta del sepolcro vuoto, sposta il peso del Vangelo nella direzione del morire di Gesù, l’incontro sulle strade della sequela sarà sempre l’incontro con il crocifisso. Se la croce in Marco è il centro del messaggio, allora la bella notizia evangelica consiste proprio nella croce, la croce diventa vangelo, nella croce del figlio dell’uomo vengono rivelati l’identità di Dio e il senso della fede dei discepoli di ogni tempo.
Marco per primo e senza mezzi termini innalza la croce a luogo epifanico per eccellenza (lo avevano già fatto la catechesi primitiva e Paolo ma non un racconto ordinato e sistematico, la croce diventa il luogo dove si infrangono tutte le immagini di Dio (questa idea di Dio aveva scandalizzato i figli di Zebedeo ma scandalizza un po’ tutti in tutti i tempi). La croce obbliga i lettori a mettere in discussione immagini usuali, non solo quelle del Dio potente e fustigatore dei malvagi, ma anche quelle determinate da una visione idolatrica, costruita a proprio uso e consumo. Marco ci vuol dire che la vera e unica immagine di Dio è l’uomo (vedi Genesi) e per i credenti in Cristo, l’uomo crocifisso.
Sulla croce Marco presenta Dio che ha voluto abitare in una nube oscura (1 Re 8,12 2Cr 6,1). La morte di Gesù è anzitutto tenebra e giudizio, Gesù è solo, condannato ingiustamente dai poteri che per l’occasione si sono coalizzati, abbandonato dagli amici e perfino da Dio che non risponde al suo grido. La morte di Gesù rivela che Dio discende fin nelle tenebre di un uomo solo e abbandonato, si abbassa alla suprema sconfitta dell’uomo, come a dire che anche le tenebre rientrano nel suo piano, hanno un senso quando sono abitate dal Dio vivente. La morte non è più tale da quando è stata abitata da Dio. Gesù è penetrato e rimasto nel cuore del fallimento umano, la sconfitta, la solitudine e il non senso appartengono ormai a Dio e vengono assunti nel mistero della salvezza.
Marco nel suo Vangelo, con il racconto della passione e morte, con il centrare sulla croce di Gesù ridefinisce l’immagine di Dio e dell’uomo, fa suo il monito del Talmud “sii fra il numero dei perseguitati e non dei persecutori: sempre e dovunque Dio è con i perseguitati”.



–è molto complicata-
Molto frequentemente nelle omelie si sentono commenti Gesù ha sceto di andare verso la morte –violenta- l’ha preannunciato diverse volte ai suoi discepoli. morte di Gesù necessaria per la nostra salvezza Gesù ha come pagato un riscatto al nostro posto.
Segnalo un recente libro di MAURO PESCE la tesi di fondo che ritiene di aver provato con quella ricerca è che Gesù non andava per niente deliberatamente verso la sua morte, la morte violenza e così precoce non era nello scenario, nelle prospettive, previsioni, nemmeno paure di Gesù, solo nella imminenza avvertita come concreta possibilità.
Lucia Rugani

Realizzazione siti web www.sitoper.it