26 Ottobre 2020
News e Riflessioni

Il Giubileo: significato biblico e storia

01-02-2016 17:03 - MEIC Lucca
IL GIUBILEO

Il giubileo segna ben 800 anni di storia della chiesa.
Questa esperienza è molto complessa si intersecano altezze e nefandezze, è la istituzionalizzazione dell’esigenza, desiderio, anelito di salvezza individuale e collettiva molto diffuso che sempre –anche oggi- in forme diverse, è la profonda dimensione dell’umano.
Il tema di fondo del Giubileo è il male, il peccato, la liberazione dal male e le sue conseguenze, tema eterno.
Con il giubileo si forgia l’istituzione cardine del cattolicesimo che è quella del papato.
Con il giubileo si intreccia la seconda lacerante frattura del mondo cristiano, la riforma di Lutero.
Con il giubileo si fondono spirito e materia, tempo ed eternità.
Il Giubileo è un grande fiume di denaro con il quale sembra in certi momenti possa acquistarsi la vita eterna, che si trasforma in opere d’arte (pitture palazzi, ad es. la Cappella sistina, la Basilica di San Pietro, il Palazzo del vaticano, ecc.) che non hanno una finalità estetica ma che diventano mezzo di superamento del limite umano accesso al divino, continuo travaso materia-spirito, finito- infinito, tempo-eterno.
Invenzione del Purgatorio Indulgenza potere delle chiavi (di Pietro affidato da Gesù) possibilità di avere una remissione della pena conseguente al peccato integrale o parziale, c’è una complessa evoluzione: la prima grande offerta di indulgenza da parte di un papa fu per coloro che partivano per le crociate, nel 1208 prima aberrazione indulgenza anche a coloro che partecipano alla crociata contro gli Albigesi; dopo le crociate le prime indulgenze plenarie concesse dai papi furono legate a due importanti pellegrinaggi, quello ad Assisi, alla Porziuncola di San Francesco, perdonanza di Celestino V, pellegrinaggio alla abazia di Collemaggio, Innocenzo III nel 1208 concede l’indulgenza a chi partecipa alla processione della Veronica, remissione connessa al pellegrinaggio - connessa alla crociata – connessa ad una liturgia; poi si stabilizza il Giubileo come pellegrinaggio alla tomba degli apostoli Pietro e Paolo, si sviluppa e diventa frequente la possibilità di sostituire al pellegrinaggio una somma di denaro, il pellegrinaggio (che era lungo e pericoloso, non possibile per tutti) si può sostituire con il pagamento di una somma di denaro che grazie al servizio dei banchieri si può fare anche lontani da Roma, momento delicato quando il papa ritiene di avere nella sua disponibilità una quantità di beni spirituali che derivano dai meriti di Cristo, dei martiri e dei santi con la funzione il compito di amministrarla allo scopo di non disperderla ma al contrario incrementarla e il giubileo è un mezzo poiché con la conversione-santificazione di molti, questi molti divenuti più santi aumentano il tesoro complessivo (traspare una mentalità mercantilistica applicata ai beni spirituali) Lutero butta al macero tutti questi concetti ed esperienze, la giustificazione è per grazia”; il Concilio di Trento reagisce e sistematizza, distingue colpa pena. Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium non parla di purgatorio, parla comunque di comunione dei santi; dopo il concilio 1967 Paolo VI scrive un documento su giubileo e indulgenze, anche qui non si parla di Purgatorio che è essenziale nel sistema delle indulgenze, si parla di purificazione necessaria per vedere Dio, Paolo VI sottolinea e insiste sulla disposizione interiore del penitente, è presa in considerazione l’azione del fedele che compie un’opera alla quale è collegata un’indulgenza, il premio offerto dall’indulgenza non è mesi o anni di purgatorio condonati ma una trasformazione interna del peccatore che arriva a comprendere la gravità del peccato, ridesta fiducia in Dio ed induce ad amare Dio. Lumen Gentium ricorda che il fedele non è il principale né il solo artefice della sua vita soprannaturale ma è la grazia che lo riporta nel giusto rapporto con Dio. L’indulgenza è un soccorso che il fedele, cosciente della sua infermità, trova nel Corpo mistico di Cristo, che induce aiuta la conversione.
Con papa Francesco sparisce colpa e pena conseguente al peccato con il Giubileo offerta a tutti del perdono di Dio, indulgenza come possibilità di ottenere il superamento degli effetti che il peccato lascia nel cuore dell’uomo anche dopo il perdono.

Questa storia si può ricostruire, gli storici hanno a disposizione molte fonti (documentali e materiali) sentiremo nella lezione, la ricostruzione spesso è anche nei particolari che sono spesso molto espressivi, ci sono ad esempio dei graffiti dove anonimi pellegrini esprimono la gioia dell’esperienza, il ringraziamento per l’esperienza compiuta, per il desiderio espresso nella preghiera che si è realizzato. Ancora un commerciante di Prato, Francesco Datini parla della sua esperienza a Roma riguardo alla porta santa che inizialmente era al Laterano:
“èssi aperta un porta, qui a santo Giovanni Laterano, ch’è 50 anni più no si apresse: che chi passa per essa tre volte, dicie è perdonanza di pena e di colpa. Ed è un miracolo che la gente passa per essa. Nel giubileo che fu or fa 10 anni detta porta non si aperse: che non volle il papa. Sì che, se vuoi andarne in Paradiso, vienci”.
Altra esperienza singolare riferita dalle cronache ed anche esaltata (strumentalizzata) il pronipote di Calvino viene a Roma per assistere alle manifestazioni religiose del Giubileo con il proposito di raccontare poi le nefandezze del papato e, con sorpresa, dopo questa esperienza, si converte al cattolicesimo, viene affidato alle cure spirituali di per un po’ di tempo e diventa religioso carmelitano.

ANCHE CON QUESTO TEMA BISOGNA ANDARE ALLE FONTI. LA FONTE E’ LA SCRITTURA. nella scrittura giubileo e porta santa.
Nella Scrittura il giubileo è descritto nel Levitico yobel il significato è montone che poi scivola nel significato corno, cioè il corno utilizzato nelle grandi liturgie ebraiche ed il cui suono serve per inaugurare un anno particolare nel quale scattano regole di redenzione, l’anno giubilare anche anno santo per la particolare santificazione che lo accompagna Levitico 25,10 santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione del paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo, ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e ognuno di voi tornerà nella sua famiglia”. L’interpretazione del contenuto e contesto di questo anno è varia in ambito rabbinico, il corno è il nome del rito con il quale inizia la restituzione a Dio della sua posizione di Signore e perciò la liberazione dell’uomo dalla condanna del possesso e la liberazione dall’essere posseduti di tutti coloro che si erano consegnati come schiavi o pegni umani, l’anno giubilare inizia il giorno dieci del primo mese dell’anno, durante il giorno di espiazione, yom kippur, col lungo suono del corno.
Il Giubileo risulta all’esegesi storico critica come un catalogo di due tipi di norme: 1 affrancamento della terra ceduta, cessa cioè l’uso della terra ceduto ad altri per bisogno che ha questo significato, tutti si ritorna alla condizione di partenza di inquilini della terra donata che resta di Dio e sulla quale né l’usufruttuario storico né tanto meno quello che ha il possesso a seguito del debito non pagato possono rivendicare nulla che non rientri in una economia di giustizia; 2 affrancamento delle persone, ognuno ritorna alla propria famiglia con la cessazione della schiavitù.
Di Giubileo effettivamente celebrato nella Bibbia non si parla, come si spiega? il Pentateuco ha la sua redazione dopo l’esilio, le norme sul giubileo sono scritte alla fine del VI o addirittura nel V secolo, non si intende fissare un comportamento ma esporre una sorta di apologo spirituale: un romanzo edificante che documenta significati e valori
Il giubileo è dopo sette cicli di anni sabbatici, ogni sette anni solari c’è l’anno sabbatico nel quale si fa riposare la terra, arriva il sabato dei sabati del tempo, il giubileo. Nell’anno sabbatico cè la remissione del debito che libera lo schiavo, non si coltiva la terra, ci si espone ad una sorta di carestia volontaria che prende le distanze dalla voracità produttiva pagandone conseguenze dure.
Sette volte sette richiama la frase di Gesù settanta volte sette, dopo sette volte sette il giubileo, è come sospendere il tempo, anzi il tempo è e spinto fuori, il tempo cronologico sospeso, in attesa, una attesa che fa prendere le distanze dal fare e dall’avere, una attesa che è anticipazione del tempo ultimo, nel quale davvero la terra riposerà l’uomo davvero sarà liberato dal doverla ferire, davvero rinuncerà al possesso dell’altro, un maestro ebreo medioevale catalano vocalizza in modo diverso la parola giubileo e gli dà il significato “sarà trasportato”, dunque il giubileo si riferisce ad un verrà, un futuro di libertà che ricostituisce l’uomo nella sua dignità.
Questo rabbi medioevale non dice cose sostanzialmente diverse dalla predicazione di Gesù, la lettura del giubileo come profezia escatologica era comparsa proprio nella predicazione di Gesù o meglio ciò che di essa sappiamo da Luca. Luca è a confronto con gli altri evangelisti, colto, già si coglie con la dedica classicheggiante a Teofilo –l’amico di dio-. Luca ci offre una storia dell’inizio della predicazione di Gesù in sinagoga a Nazaret, è l’esordio di Gesù come predicatore e Luca indica il contenuto di quella predicazione –che MARCO evoca come insegnamento-, Gesù specificatamente fa l’annuncio profetico di un anno giubilare di cui la persona stessa del maestro è il segno e l’inizio. L’evangelista narra che Gesù legge e commenta un brano profetic Isaia 61,1-2 nel quale viene evocato esattamente il giubileo e in cui si chiede di predicare l’anno di grazia: si recò a Nazareth, dove era stato allevato, ed entrò secondo il suo solito, nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: “lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare l’anno di grazia del Signore”. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire:”Oggi, si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri occhi”.
Per Luca l’anno di grazia non è quello segnato dal calendario cosmico, ma dall’oggi di Dio, per Luca l’ingresso nel tempo del Cristo trasforma la profezia della grazia giubilare in una condizione permanente. Gesù legge Isaia però integra e contrae la profezia di Isaia, Gsù si presenta come un ermeneuta autorevole del testo. Gesù legge ma fa due ritocchi al testo di Isaia: aggiunge a Isaia 61 un frammento di Isaia 58, 6b “rimettere in liberazione gli oppressi” come snodo qualificante di quello che chiama “un anno di grazia” seguendo la traduzione dei settanta, là dove il testo ebraico parla di un anno di accettazione, la versione greca mette un anno di grazia, usando cioè quella espressione che traduceva in Levitico la parola yobel –giubileo. Sotto la penna di Luca e nella predicazione di Gesù il giubileo dunque si presenta non come una pausa ma come un inizio: remissione, perdono. Il giubileo della predicazione gesuana è inaugurato dalla voce del Messia che evangelizza il perdono con una lettura autorevole e selettiva del testo del profeta Isaia. Infatti il brano di Luca omette una parte del versetto 61,2: Gesù proclama un anno di grazia del Signore, ma tace il secondo complemento oggetto cioè “il giorno di vendetta per il nostro Dio”. Isua, il figlio di Giuseppe annuncia un tempo di ristabilimento della giustizia e della liberazione ma senza la vendetta.
GIROLAMO quando traduce la Bibbia ebraica di fronte alla parola Yobel non la traduce ma la traslittera, Girolamo usa iobelaeus che evoca lo iubilare dei pastori nella festa, questa parola è ritoccata con l’edizione sisto-clementina della Vulgata in iubilaeus. Girolamo traduce la bibbia in latino (per secoli fondamento della cultura dell’occidente) e riguardo a Levitico 25 non si fa influenzare dalla bibbia dei 70 (che rende yobel liberazione,remissione), lo stesso fa la traduzione siriaca della Bibbia la Peshitta che traduce yobel con restituzione. Girolamo cerca senso e suono, questa traduzione iscrive nel testo biblico una dimensione festosa che era assente dall’originale ebraico che partiva dalla cosa (proprietà, famiglia)e dal testo della settanta che si concentrava sugli effetti (liberazione dalla schiavitù, remissione del debito ).
Il termine GIUBILEO passa dalla storia dell’Israele post-esilico alla storia della chiesa, l’anno di grazia annunciato da Gesù comprende tutto il tempo che va dall’attesa del Messia crocefisso e risorto alla sua seconda venuta. Nel cristianesimo latino la remissione dei debiti e la liberazione dalla schiavitù si collega con la pratica dell’indulgenza. Il giubileo cristiano trasforma l’antichissima legge di pareggiamento economico delle disuguaglianze sociali in uno scambio, scambi e tesori di beni immateriali, si vuole con tali scambi assumere il controllo della salvezza nell’aldilà, pellegrinaggi e offerte diventano una sorta di investimento per affrettare la purificazione propria o altrui.

Lucia Rugani

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