02 Giugno 2020
News e Riflessioni

Il Giubileo della Misericordia

04-01-2016 11:33 - MEIC Lucca
Nel mondo ebraico (Lev 25, 8-17) il giubileo, per quanto forse mai attuato storicamente, rappresentava idealmente, ogni cinquant’anni, un anno di liberazione per i debitori (che recuperavano le proprie terre e case) e di riposo della terra. A Nazaret (Lc 4,16-21) Gesù si ricollega all’anno di misericordia del Signore preannunziato dal profeta Isaia (61, 1-3). Il giubileo o «anno santo» cristiano nasce invece nel 1300 (anche per compensare il fallimento delle crociate, che rendeva più difficile il pellegrinaggio in Terrasanta) con cadenza inizialmente di cento anni, e non si ricollega quindi direttamente al giubileo ebraico, ma alla prassi delle indulgenze, già largamente diffusa (soprattutto in connessione con le Crociate, ma anche con il perdono di Assisi e la Perdonanza di papa Celestino V): esso è concepito come una remissione delle pene spirituali conseguenti ai peccati, che si poteva conseguire mediante opere di pietà, come i pellegrinaggi alle tombe degli apostoli. La cadenza degli anni santi si modificò nel corso tempo, riducendosi a cinquanta e poi a venticinque anni, e vennero indetti anche giubilei straordinari, come quelli del 1975, a dieci anni dal Concilio, e del 1983, nell’anniversario della Redenzione.
Al di là dell’originario significato politico (Bonificio VIII utilizzò il giubileo del 1300 per esaltare il ruolo del Papato) e del rischio, non sempre evitato, di una concezione meccanica dell’indulgenza (intesa come un’applicazione del tesoro di grazie accumulato dalla Chiesa per i meriti di Cristo e dei santi), che provocò la reazione di Lutero, gli ultimi pontefici hanno chiarito che il giubileo deve essere concepito anzitutto come un appello alla conversione ed alla riconciliazione fraterna, e deve quindi tradursi in gesti di perdono e di solidarietà: nel 2000 Giovanni Paolo II chiese perdono per le colpe commesse dai cristiani ed invitò ad un condono almeno parziale dei debiti dei Paesi del Terzo mondo e a un’amnistia a favore dei detenuti. Inoltre, a partire da Paolo VI, la celebrazione dell’anno santo, inizialmente tutta incentrata sulle basiliche romane, ha acquisito anche una forte dimensione diocesana, esplicitamente richiamata da mons. Bartoletti, che sottolineava il ruolo centrale della Chiesa locale, e quindi del convergere di tutti i fedeli intorno alla cattedrale ed al vescovo, ed in un secondo momento intorno al papa. Presentando nel 1973 l’anno santo egli osservava infatti: « la prima e più appariscente variazione, che caratterizza questo anno santo, è che esso si svolgerà prima in tutte le chiese particolari o diocesi, sparse nel mondo, per convergere e culminare, poi, presso la sede di Pietro, nella chiesa che è madre di tutta le Chiese... L’anno santo si configura in tal modo come un intenso e universale movimento di Chiesa, non trionfalistico, ma pastorale e spirituale, personale e comunitario, volto a realizzare ed a verificare quel processo di continua e permanente conversione, che costruisce il fondamentale messaggio del Vangelo ». Egli espose poi più sistematicamente le proprie riflessioni in un contributo su L’anno santo nelle chiese locali (pubblicato in Bartoletti, Chiesa locale e partecipazione dei laici, a cura di P. Gianneschi, Roma 1980, pp. 174-181).
Nella bolla di indizione dell’attuale Giubileo Misericordiae vultus, Papa Francesco, che ha scelto di incentrarlo sulla prospettiva spirituale e pastorale della misericordia, richiama le parole con cui Giovanni XXIII aprì il Concilio («Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore») e l’enciclica di Giovanni Paolo II Dives in misericordia (1980), precisando che «la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio». Il pellegrinaggio «è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza», e le parole ed i gesti della Chiesa «devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre». Se giustizia e misericordia sono «due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore», il papa ci ricorda che «nella Sacra Scrittura la giustizia è concepita essenzialmente come un abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio» piuttosto che come l’osservanza di una legge. Nella sua prospettiva l’indulgenza è anzitutto «indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato» e «sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze a cui giunge l’amore di Dio». Naturalmente sul piano civile «chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia». La misericordia è quindi un atteggiamento spirituale che ha importanti ricadute sul piano sociale e politico.
Dobbiamo quindi vivere l’anno giubilare guidati non tanto dalla preoccupazione di «lucrare l’indulgenza», come si diceva un tempo, quanto piuttosto di tradurre la misericordia del Signore in atteggiamenti spirituali e gesti concreti (tra cui, come ci ricorda papa Francesco, le opere di misericordia, non solo corporali ma anche spirituali, come consigliare i dubbiosi, perdonare le offese, consolare gli afflitti) e in scelte pastorali (come l´accoglienza delle persone che vivono situazioni familiari irregolari) e sociali (come l’attenzione ai poveri, ai malati, ai migranti).
Per approfondire: A, Melloni, Il giubileo. Una storia, Roma-Bari, Laterza, 2015; L. Scaraffia, Le porte del cielo: i giubilei e la misericordia, Bologna, Il Mulino, 2015

RAFFAELE SAVIGNI

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