28 Settembre 2020
News e Riflessioni

Giovani e adulti: due generazioni che si confrontano oggi nella società come nella Chiesa

17-10-2014 09:40 - Delegazione Regionale Toscana
Questo il tema oggetto del Corso Regionale per Responsabili di Azione Cattolica della Toscana dal titolo "Rimanere, Andare, Gioire: per un´AC vivace, contagiosa e propositiva" che si è svolto a Calambrone (PI) lo scorso 3-5 Ottobre.
A porre l´accento su questo argomento, Don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma ed ex assistente ecclesiastico nazionale della FUCI.
Don Armando definisce lo stato giovanile come "forza di una novità e la novità di una forza", una condizione di vita unica e irripetibile, caratterizzata da una straordinaria carica di energia e di freschezza, propria dei giovani tra i 20 e i 30 anni. Essi però sembrano trovarsi in una vera e propria "periferia esistenziale", per usare un´espressione di Papa Francesco: una condizione di marginalità, malessere, disagio, la cui causa sembra debba essere ricercata anche tra gli adulti. Ma com´è che i giovani sono addirittura diventati invisibili?
"Questa è la periferia esistenziale dei giovani, il significato più amaro dell´invisibilità giovanile - prosegue don Armando - il pensare di poterne fare a meno, di non averne bisogno". Ma la "periferia" è anche luogo di rivoluzione, metamorfosi, dove si può intervenire e operare con prospettive nuove! Ci sono chiari e tangibili segnali da parte dei giovani di voler dare un volto all´adultità, di riscoprire il mestiere dell´adulto. Tra le varie risorse che i giovani mettono in campo troviamo la voglia di comunità e il valore dell´amicizia; l´amore per la musica; uno straordinario senso per la giustizia testimoniato da figure assurte a miti come Don Diana e Don Puglisi, Borsellino e Falcone, i medici di Emergency e lo stesso Papa Francesco; il valore della custodia del creato e dell´ecologia.
E´ necessario allora riscoprire il mestiere dell´adulto e l´AC in questo gioca un ruolo importante. E allora chi è oggi l´adulto?
"Gli adulti non sono più quelli di una volta": questa generazione ha fatto della giovinezza, del restare giovani, il senso della vita e adesso non è più disposta a cedere nulla, a nessun livello, a chi giovane lo è davvero.
Il mito del giovanilismo impedisce agli adulti di continuare ad essere per i giovani punto di riferimento e orizzonte nella loro crescita. Questa non è più accompagnata da scelte e rinunce perché l´unico obiettivo perseguito è quello di cercare di fermare il tempo, di mantenersi giovani, a scapito di progettualità e costruzione del proprio futuro.
La relazione educativa adulto-giovane è messa in discussione nella società come nella Chiesa. Quando si parla di mancata trasmissione della fede nelle nostre famiglie, il nostro pensiero deve andare ai figli di quegli adulti che non hanno più dato spazio alla cura della propria fede cristiana: hanno portato i figli in Chiesa, ma non hanno portato la Chiesa ai loro figli.
Abbiamo dunque la necessità di riscoprire la nobiltà dell´essere adulto, di riabilitare il grande mestiere dell´adulto. Tre sono i temi gli elementi che possono aiutarci a cogliere la dignità dell´essere e dell´agire nell´adulto. L´autorità, che si traduce nell´autorevolezza e nella responsabilità per l´adulto di assumersi fino in fondo il compito educativo delle nuove generazioni; l´amore, inteso semplicemente volere il bene di chi ci è affidato [Benedetto XVI]; il desiderio inteso come "mancanza" e non come "bisogno". Col bisogno sentiamo il peso dell´assenza - sensazione sui cui giocano molto il mercato e la pubblicità - mentre la dinamica del desiderio umano è il fatto che percepiamo sempre uno scarto, una differenza, una mancanza dentro di noi: ma non dobbiamo temere questa mancanza.
Come afferma Sequeri (teologo, scrittore e musicista italiano) "La convinzione di Gesù è che nessun uomo, anche quando ha fame, desidera semplicemente del pane [...] L´uomo desidera assai più di ciò di cui ha bisogno". Aiutare il giovane ad entrare in una relazione feconda con la dinamica autentica del desiderio umano: qui è grande il mestiere dell´adulto.
Per l´AC "Gioire", come indicato da Papa Francesco, può significare allora proprio lavorare per eliminare questa tristezza legata alle esigenze imposte dal mercato e ai nuovi miti, per vivere la dimensione della Gioia del Vangelo attraverso testimonianze di vita in cui le generazioni si intrecciano in legami di vita buona che si sostengono a vicenda.

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"E´ un tempo buono quello che stiamo vivendo: un tempo in cui Papa Francesco ha acceso grandi speranze nei credenti e non credenti, e l´Azione Cattolica sente la responsabilità esigente di saper rispondere alle attese di bene della gente".
Con queste parole Matteo Truffelli, Presidente Nazionale AC, ha chiuso il fine settimana dedicato ai responsabili toscani.
Partendo dall´incontro con Papa Francesco in conclusione dell´Assemblea Nazionale AC dello scorso maggio e nel quale l´associazione ha ricevuto le tre parole (Rimanere, Andare, Gioire) che hanno animato le iniziative estive, Truffelli è passato a sottolineare quelle caratteristiche che rendono ancora più attuale la proposta dell´AC: la capacità di accogliere mostrando il volto misericordioso della Chiesa; la vocazione a stare nei luoghi della vita concreta e quotidiana; la presenza nelle Parrocchie, per aiutarle ad aprirsi e ad andare oltre se stesse; la capacità di portare la gioia pasquale al mondo intero.
Da qui l´invito rivolto da Truffelli alle associazioni diocesane e parrocchiali, affinché siano capaci di "venire vicino ed andare lontano" (secondo l´invito rivolto da Paolo VI e raccolto più volte da Vittorio Bachelet) come discepoli e missionari insieme in spirito di corresponsabilità con i pastori e sappiano anche allargare lo sguardo sulle dimensioni della Chiesa universale, testimoniata anche dai vari livelli in cui opera l´AC.

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