04 Agosto 2020
News e Riflessioni

Democrazia nella Chiesa?

01-12-2014 10:46 - MEIC Lucca
Qualche anno fa una laica della nostra diocesi, dotata di una buona preparazione biblico-teologica e con significative esperienze pastorali pregresse, si dichiarò disponibile a svolgere un servizio in una zona pastorale. Ebbe questa secca risposta: "Nella Chiesa non ci si autocandida" e "La competenza culturale non abilita di per sé all´esercizio di una funzione pastorale". Credo che sia opportuno rivedere questi atteggiamenti.
Certamente una persona può essere dotata di buona cultura ma non sorretta da quella carità pastorale e da quello spirito di servizio che sono necessari per svolgere un servizio nella Chiesa. I pastori dovrebbero però operare un discernimento senza "spegnere lo Spirito", come suggerisce l´Apostolo (1 Ts 5, 19-21), evitando atteggiamenti che allontanano spesso persone che potrebbero mettere i loro carismi a servizio della comunità. A volte si ha l´impressione che si preferiscano persone docili e remissive, anche se scarsamente creative, rispetto ad altre più scomode in quanto capaci di pensare in modo autonomo e non sempre pronte ad adeguarsi a schemi precostituiti. In questo modo tanti talenti che potrebbero essere spesi utilmente nell´annuncio della Parola e in altri servizi ecclesiali rimangono inutilizzati. Inoltre spesso i pastori non possono conoscere veramente i laici ed i carismi di cui sono portatori se questi ultimi in qualche modo non si presentano, offrendo la loro disponibilità. Perché allora guardare con diffidenza a chi si propone per un servizio? Se rileggiamo la Scrittura vediamo che talora il profeta (ad esempio Giona) resiste inizialmente alla chiamata, ma in altri casi si fa avanti spontaneamente, come Isaia, che grida: "Eccomi, manda me!" (Is. 6,8)
La Chiesa non può adottare meccanicamente le procedure tipiche della democrazia politica: ad esempio i Consigli pastorali dovrebbero seguire la logica della comunione, che presuppone l´ascolto di tutte le voci, e non quella dello scontro tra "maggioranza" e "opposizione". Inoltre non si possono certo mettere ai voti la professione di fede e le dottrine trasmesse dagli apostoli e ribadite dal magistero. Ma questo non significa che non si debbano leggere i "segni dei tempi", che rendono oggi opportuno il ricorso più frequente alla consultazione di laici competenti e dotati di spirito di servizio da parte di vescovi e presbiteri. Inoltre la Chiesa nel suo sviluppo storico, pur restando fedele al "deposito della fede", si è incarnata nelle diverse situazioni, subendo pertanto l´influenza delle diverse culture: se ciò è avvenuto in passato (ed ha portato ad esempio ad un´accentuazione della monarchia papale e dell´autorità dei pastori) non ci si deve scandalizzare se oggi l´abitudine al dibattito aperto (su tante questioni opinabili che non mettono in discussione la fede ma solo certe scelte pastorali) e l´esigenza di una partecipazione "democratica" penetrano anche nella Chiesa. Di questo dovremmo tener conto nella scelta dei responsabili dei gruppi del Vangelo o dei corsi di preparazione al matrimonio (nei quali i laici possono portare la loro esperienza di vita e le loro competenze professionali), ed anche quando rinnoveremo i Consigli pastorali ai vari livelli. Sarebbe grave se l´arrivo di un nuovo parroco in una comunità si traducesse in uno smantellamento sistematico della rete di operatori pastorali che avevano collaborato col suo predecessore: questo significherebbe adottare in senso negativo la logica politica del "cambio di governo" ed una concezione personalistica del ministero della presidenza eucaristica. La comunità ha una vita propria, che non può esaurirsi nella figura di un parroco, catechista o animatore, ma persiste anche quando cambiano le persone e i loro ruoli.
Dobbiamo tutti abituarci a concepire i diversi ministeri ecclesiali (da quello del parroco a quelli dei catechisti, educatori, animatori liturgici, responsabili dei gruppi del Vangelo ecc.) come servizi per il bene comune e non come spazi di potere da proteggere contro altri o da conquistare. Ciò che conta è che il Vangelo venga annunciato e che l´uomo d´oggi possa conoscere un´esperienza di fede autentica. E per questo non possiamo permetterci il lusso di sprecare i carismi: se la messe è tanta (almeno potenzialmente) e gli operai sono pochi, dobbiamo saper accogliere tutti coloro che sono disposti a lavorare nella vigna del Signore.
RAFFAELE SAVIGNI

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