04 Luglio 2020
News e Riflessioni

Contributo MEIC alla lettura del Vangelo secondo Marco

17-09-2014 10:46 - MEIC Lucca
a)PERCHE´ LEGGERE IL VANGELO, LEGGERE LA BIBBIA? Si danno e si possono dare tante risposte, in generale in un contesto religioso, di credenti in Cristo, battezzati, si risponde sintetizzando per avere una luce, un arricchimento spirituale, qualcuno, molti possono rispondere leggo per approfondire la mia fede, capire cosa devo fare, come credente, va tutto bene anche se le risposte sommariamente date sono, sotto certi aspetti incomplete; i libri della bibbia quindi i vangeli si leggono, si studiano, si pregano con continuità e questa pratica ci cambia quando dico ci cambia, mi riferisco a pensare, sentire, essere e quindi agire;
b)Il vangelo di MARCO come tutte le scritture cioè tutti gli oltre 70 libri della bibbia sono scritti ebraici, questa affermazione è fondamentale per comprenderli, è il pre-requisito per entrare in rapporto e quindi in ascolto; cosa significa l´affermazione:
la comparsa di un contesto canonico formato a antico e nuovo testamento è il frutto di un lungo e graduale processo giunto a compimento nel IV secolo;
la differenziazione e progressiva separazione tra ebraismo e cristianesimo è graduale e comunque inizia nel II secolo avanzato, i vangeli sono stati scritti nel primo secolo, certamente il vangelo di Marco, l´ebraismo ai tempi di Gesù era diversissimo dall´ebraismo odierno e dei secoli passati, la caratteristica più evidente e importante dell´ebraimo ai tempi di Gesù e decenni successivi era il pluralismo, cioè non era una religione monolitica, convivevano orientamenti molteplici come non mai, cioè molti gruppi con orientamenti diversi, il canone ebraico non era ancora formato, è certo che molti libri religiosi ebraici che poi non entreranno nel canone ebraico hanno pesantamente influenzato i libri oggi costituenti il "nuovo testamento", in alcuni casi sono conosciuti perché citati e copiati da autori cristiani e non conservati nell´ebraismo;
Gli scritti neo testamentari compiono una lettura attualizzante della Scritture d´Israele alla luce di Gesù visto, di volta in volta, come Cristo (Messia), Figlio di Davide, Figlio di Dio, Figlio dell´uomo, Kyrios, Verbo incarnato e così via. Si costituisce un circolo ermeneutico in base al quale Gesù Cristo è letto secondo le Scritture vedi 1corinti katà tas grafas, e le scritture sono lette in base al loro rapporto con Gesù Cristo; questa interpretazione si qualifica non come un commento attualizzante plurimo, uno accanto alle altre; è una lettura non accompagnata da altre interpretazioni, ha carattere definitivo connesso a un momento particolare qualificabile con l´espressione paolina "pienezza del tempo".
Nel mondo biblico vige il vecchio principio del filosofo greco Anassagora "niente si crea, niente si perde, tutto si trasforma" (da un lato i testi attingono alle sorgenti delle tradizioni popolari e poi le figure le storie, i personagg,i i significati via via costruiti sono rielaborati e ridetti.
L´autore del vangelo di Marco è un ebreo e quando scrive non c´è la bibbia attuale, nemmeno quella ebraica (non esisteva un corpus di scritti denominato AT, vi erano solo "le scritture d´Israele" non ancora del tutto stabilite nel loro definitivo assetto canonico, riguardo a quella ebraica la gran parte ma no tutto, riguardo alla parte nuovo testamento alcune lettere di paolo
Il vangelo di Marco come gli altri testi NT contiene categorie giudaiche, è pensato in ebraico,
come gli altri testi NT sono presenti generi letterari e modalità argomentative giudaiche;
c) Quando ci mettiamo davanti a un testo biblico dobbiamo avere ben presente il chiaro principio della DEI VERBUM parola di dio e parola di uomo, la persona che materialmente ha pensato e scritto il testo (molti testi sono opera di più autori) è vero autore, il credente sa che mettersi davanti al testo biblico è mettersi davanti a Dio, tuttavia ha di fronte l´opera di un uomo che si esprime con la sua lingua, la sua cultura, in un preciso contesto, con delle precise finalità; leggere e pregare il testo biblico comporta un lavoro di studio ed approfondimento (testo scritto da chi, quando, per chi, ricostruire il significato del testo quando è stato scritto per poi fare il difficile lavoro di dare significato al testo nel contesto dell´oggi -cultura, mentalità, modalità di ragionamento)

IL CONTENUTO TEOLOGICO DEL VANGELO DI MARCO PUO´ RIASSUMERSI IN DUE TEMI: 1) IL MISTERO DELLA PERSONA DI GESU´ 2) IL PARADOSSO DEL PIANO DI SALVEZZA DA LUI ANNUNCIATO

REDAZIONE -AUTORE- POSTO DEL VANGELO NELLA STORIA DELLA CHIESA
Il Vangelo di Marco è stato poco valorizzato nei primi secoli del cristianesimo, si è verificata una cosa strana e cioè pur essendo stato redatto per primo era ritenuto un riassunto del vangelo di Matteo (questa definizione risale ad Agostino), fino all´epoca moderna il libro di Marco ha svolto un ruolo secondario, considerato un vangelo poco teologico, poco ricercato nella lingua e dal punto di vista letterario. La valorizzazione di Marco inizia nel secolo scorso grazie soprattutto alla teologia protestante WILLIAM WREDE ha individuato in Marco un nucleo teologico fondamentale che ha espresso nella locuzione "segreto messianico", dopo questo autore Marco è stato riscoperto e valorizzato
CHI E´ MARCO testimonianza di Papia di Gerapoli nel 130 dc. (parole riferite nel IV secolo da Eusebio di Cesarea) Marco non aveva personalmente seguito il Signore ma aveva scritto un vangelo come interprete di Pietro: gli eventi e le parole riportate sarebbero dunque il frutto dell´esperienza dell´apostolo Pietro con Gesù. Da diversi indizi si capisce che MARCO è un giudeo originario di Gerusalemme che scrive a Roma, conosce bene la città di Gerusalemme ma meno bene la Palestina, la spiegazione di diversi usi giudaici avvalora la tesi che i suoi destinatari siano pagano-cristiani che conoscono il greco. Si può di conseguenza affermare che quando Marco scrive a Roma città dove vive ci sono delle comunità cristiane i cui membri prima erano pagani -non giudei-, questo corrisponde a quanto dice Paolo nella lettera ai Romani 16 dove informa che a Roma esistevano diverse chiese domestiche cristiane.
QUANDO SCRIVE MARCO? Probabilmente dopo la morte di Pietro, forse prima della distruzione di Gerusalemme, PESCH sostiene che l´episodio riportato al capitolo 13 evochi già la distruzione del tempio e della città, dunque il testo risalirebbe a poco dopo il 70, secondo la teoria della storia delle fonti MARCO è il più antico tra i quattro vangeli canonici.
Dal punto di vista letterario è di basso livello, inferiore a Matteo e Luca, stile vivace, popolare, con frasi brevi piene di particolari e di ripetizioni estemamente semplici, tende a non usare la proposizioni subordinate ma tante principali che unisce con la congiunzione KAI, come verbi usa il presente anziché il passato remoto -ariosto- che è il tempo della narrazione, il vocabolario è essenziale sono in tutto solo 1345 vocaboli diversi.
Marco vuole attirare il lettore non con la raffinatezza dell´esposizione bensì con un linguaggio immediato, trascura l´aspetto letterario come per costringere il lettore a portare la sua attenzione al contenuto che vuole proporre.
Fin dagli inizi si è avuta l´impresione che Marco sia "un materiale disordinato", tutti i tentativi di ricostruire una struttura del testo hanno suscitato molte perplessità;
Marco non parla di sé e delle sue intenzioni, riguardo a Gesù non dice nulla della sua nascita e infanzia, non inquadra storicamente la nascita di Gesù, inizia con la predicazione di Giovanni -più breve di altri e poi la predicazione di Gesù, non riferisce discorsi di Gesù.
Essendo relativamente breve e incentrato sugli avvenimenti che ruotano attorno alla passione e morte, alcuni autori pensano che il Vangelo di Marco sia stato redatto per essere letto durante la celebrazione pasquale; mentre le comunità ebraiche leggevano la Haggadah durante la veglia pasquale per commemorare la l´uscita dall´Egitto e il passaggio attraverso le acque del Mar Rosso, le comunità cristiane di Roma avrebbero letto il vangelo di Marco, per altri autori Marco aveva uno scopo essenzialmente catechetico e pastorale, una sorta di manuale per la formazione dei catecumeni provenienti dal paganesimo.
Marco viene organizzato secondo un criterio geografico (gli spostamenti di Gesù, i primi episodi al Giordano poi nel deserto, poi in Galilea dove vive e passa gran parte della vita pubblica annunciando la venuta del regno e guarendo i malati, la Galilea era abitata per lo più da ebrei però aperta al mondo pagano, Gesù lascia la Galilea e attraversa il lago di Tiberiade va dalla sponda occidentale costellata da villaggi ebraici alla sponda orientale abitata da pagani, scaccia uno spirito immondo, poi Gesù ritorna sulla riva occidentale ebraica, quindi esce nuovamente dalla Galilea verso i pagani e si reca a Tiro e Sidone, dove guarisce la figlia di una donna siro-fenicia, continua il ministero in Galilea dove attraversa la Decapoli -dieci città ellenizzate- guarisce un sordomuto e sfama quattromila persone, poi sale a Gerusalemme dove viene condannato e crocifisso. La finale del vangelo ricorda di nuovo la Galilea, infatti il giovane che annuncia la resurrezione seduto accanto alla tomba aperta invita i discepoli a incontrare il Risorto in Galilea; nel Vangelo di Marco la Galilea occupa un posto centrale e si può cogliere anche questo schema: la Galilea aperta sul mondo pagano accoglie la predicazione di Gesù, la Galilea è rivolta verso la città santa Gerusalemme e rifiuta Gesù condannandolo a morte ); bisogna ricordare che la categoria del viaggio nei vangeli è importantissima ma anche nella bibbia in genere, vedi tanto per andare ai fondamenti all´esodo, il peregrinare nel deserto, israele costruisce la tenda dell´incontro o del convegno "la nube coprì la tenda dell´Incontro e la gloria del Signore riempì la Dimora" dio cammina con il suo popolo.
Altri autori aggiungono al criterio geografico quello del contenuto ed è quello che svilupperò.
Altro modo di organizzare la lettura del vangelo di Marco è quello di considerare i rapporti personali dello stesso Gesù, partendo da cerchi ristretti e via via più ampi: -Gesù e i suoi familiari, -Gesù e i discepoli (sottocategoria i dodici, riferimento alla tradizione ebraica le dodici tribù, i tempi messianici) -Gesù e le folle -Gesù e i nemici. Interessante il rapporto con i familiari, Marco 3,20 la vanno a cercare la madre, i fratelli e le sorelle preoccupati, di cono che è fuori di sé, Gesù prende le distanze, i familiari sono sostituiti da altri nel rapporto stretto e quotidiano con la persona di Gesù. Il vangelo di Marco 6,1-3 ci riferisce i nomi dei fratelli maschi di Gesù Giacomo, Joses, Giuda, Simone, dice che ha sorelle ma non il nome (lo stesso fa Matteo) il più importante è Giacomo del quale parla anche Paolo (quando va a Gerusalemme per il primo concilio incontra anche Giacomo); alla morte di Gesù si pone il problema della sua successione a capo del movimento e Giacomo presiede la chiesa di Gerusalemme, Giacomo viene ucciso e la chiesa di Gerusalemme è presieduta da un cugino di Gesù, altri parenti sono a capo di altre chiese della Giudea, dopo il primo secolo i parenti di Gesù non hanno più ruoli direttivi nella chiesa
Altri come DE LA POTTERIE individuano come elemento strutturante il tema della progressiva cristologia marciana (per questo l´opera è stata divisa in due parti fino a 8,26 abbiamo la progressiva rivelazione di Gesù come Messia davanti al popolo e ai suoi discepoli, rivelazione che termina con la professione di Pietro 8,27-30, con 8,31 Gesù introduce i suoi nel mistero del Figlio dell´uomo sofferente. De La Potterie rileva che i criteri letterari sono necessari per l´individuazione della struttura, così si può riconoscere il seguente piano:
1,1-13 INTRODUZIONE
Il titolo indica lo scopo dell´opera, poi Marco determina la posizione di Gesù nelle sue relazioni essenziali: con il Battista e mediante lui con l´AT 1,8; con il popolo 1,5; con Dio (1,10-11); con Satana 1,13, con gli angeli 1,13.
PRIMA PARTE
1,14-8,30 RIVELAZIONE DEL MISTERO DI GESU´ (1) Gesù si manifesta con parole e guarigioni- 2) Gesù manifesta il mistero del Regno- 3)Gesù si manifesta ai suoi discepoli)
La prima parte è caratterizzata dalla rivelazione di Gesù a cui deve corrispondere il riconoscimento della sua identità da parte degli uomini. La chiusura 8,27-30 contiene la confessione messianica di Pietro e segna il passaggio tra la prima e la seconda parte del Vangelo. Si articola in tre sezioni sopra specificate, la prima:
Gesù si manifesta con parole e guarigioni è aperta dall´importante sommario programmatico 1,14-15 "Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: "il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo" e si concentra sulla rivelazione dell´autorità exusia di Gesù, una autorità che si mostra nella giornata di Cafarnao e in cinque dispute; le reazioni suscitate sono di risposta incondizionata, di meravigli, di fiducia, ma la sezione si chiude con un complotto ordito dai farisei;
la seconda:
Gesù crea un gruppo di intimi e va formando a poco a poco una famiglia, composta da coloro che fanno la volontà di Dio a cui si contrappongono tutti coloro che rimangono fuori, E´ proprio ad essa che Gesù si rivolge , spiegando il mistero del Regno, compiendo opere potenti, e suscitando meraviglia e domande "chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?. Ma anche questa sezione si conclude con un rifiuto che è più grave del primo, perché proviene dai suoi conterranei: Nazareth si mostra scettica nei suoi riguardi -incredulità".
Nella terza sezione:
è dominata dalla rivelazione di Gesù nelle due moltiplicazioni dei pani. I discepoli dovrebbero comprendere la sua identità, ma non capiscono. La guarigione di un cieco in 8,22-26 mostra che solo il potere di Gesù può vincere la cecità degli uomini, compresi i discepoli. Solo dopo questa guarigione Pietro a conclusione della prima parte riconosce la messianità del suo maestro "tu sei il Cristo" .
SECONDA PARTE
8,31-16,8 RIVELAZIONE DEL MISTERO DEL FIGLIO DELL´UOMO (La "strada" del Figlio dell´uomo- La manifestazione in Gerusalemme e la rottura con i giudei- Il compimento del mistero: morte e risurrezione del Figlio dell´uomo)
Mostra in che maniera Gesù è il Cristo e contiene dunque la rivelazione del Messia, Figlio dell´uomo crocifisso e risorto.
Nella prima sezione Gesù annuncia per tre volte il suo destino ai riottosi discepoli, ammaestrandoli sul significato del riconoscimento e della sequela del Cristo. La sezione si chiude con la guarigione di un cieco che si mette a seguire Gesù: ancora una volta è il suo intervento che rende capaci di riconoscere il cammino e di seguirlo.
Nella seconda sezione è descritta l´attività di Gesù a Gerusalemme con il tempio che fa da scenario e il confronto dialettico con i diversi raggruppamenti giudaici. L´uscita di Gesù dal tempio mostra la separazione definitiva e il rivolgersi ai soli quattro che ha chiamato per primi (13)
La terza sezione racconta il compimento del cammino del Figlio dell´uomo con la passione morte e risurrezione. Proprio nel suo morire Gesù è riconosciuto Figlio di Dio da un pagano. Ma la storia continua con la testimonianza sulla risurrezione da parte di un giovane vestito d´una veste bianca e con le donne ce si chiudono nella paura e nel silenzio.
La conclusione canonica
Il vagelo si conclude con 16,8 che parla della paura delle donne. I versetti che seguono mancano in vari manoscritti fra cui i due più antichi Vaticano e Sinaitico. Clemente di Alessandria e Origene mostrano di non conoscerli, Eusebio e Girolamo attestano che il passo era assente in quasi tutti i manoscritti greci di cui loro avevano conoscenza. Pertanto si può affermare che pur essendo parte integrante della scrittura non appartengono al testo di Marco, molto probabilmente sono stati aggiunti solo all´inizio del II secolo, in altri manoscritti del 7, 8 e 9 secolo c´ è una conclusione ancora diversa, cioè è ampliato il versetto 8 in questo modo: "Ma tutto ciò che era stato comandato annunciarono senza indugio a coloro che erano con Pietro. Ma dopo ciò, lo stesso Gesù inviò per mezzo di loro da oriente a occidente la santa e incorruttibile parola dell´eterna salvezza".
Si può concludere con sicurezza che il vangelo di marco termina al versetto 16,8.
TEOLOGIA DI MARCO
Il cuore della teologia marciana è il mistero della persona di Gesù e il paradosso della via di salvezza. La via di Gesù e la fede secondo Marco, sono legate al mistero e al paradosso.
Paradosso è parola da vari significati rimanda a una asserzione enigmatica, misteriosa, ambigua; deriva da para(contro) doxa (opinione): si tratta di di una proposizione che è in apparente contraddizione con la logica "enunciato che è in contrasto con i principi elementari della logica"
Già Paolo -scrive prima di Marco- presenta il cristianesimo come paradosso"mentre i giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo Crocifisso. Scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" 1 CORINTI 1,22-25: una ricchezza elargita ai poveri, una potenza manifestata ai deboli, una sapienza consegnata agli stolti: il cristianesimo è un paradosso.
MARCO PROPONE UNA FEDE NONOSTANTE, NON AMA LE SOLUZIONI CHIARE, ANCHE DAL PUNTO DI VISTA DELLA SUA VISIONE DI DIO E DELLA PERSONA DI GESU´, ESPONE I CONTRASTI DELLA FEDE, E´ L´EVANGELISTA DELL´INQUIETUDINE ANCHE DI FRONTE AL MISTERO DI DIO E ALLA FEDE, QUESTO LO RENDE ATTUALE
LA VERITA´ DI DIO NON VIAGGIA SULLE ALI DELLA CHIAREZZA ONTOLOGICA O DELLA PROVA METAFISICA MA SI INTRECCIA CON I DUBBI, CON L´OSCURITA´, E´ UNA FEDE CONTINUAMENTE MESSA ALLA PROVA, ES.
Nella sinagoga di Cafarnao Gesù fa il primo miracolo che dà l´impronta alla sua missione, caccia un demonio 1,23-27, ecco il paradosso: il demonio proclama tu sei il santo di Dio, perché sei venuto a rovinarci e Gesù intima taci! Il demonio fa una professione sulla messianicità di Gesù e egli risponde con un ordine di silenzio.
Alla fine del vangelo nel momento della morte, il cielo si oscura e Gesù dall´alto della croce dice dio mio dio mio perché mi hai abbandonato Dio abbandona nel momento del bisogno supremo, ma subito dopo marco scrive avendolo visto spirare in quel modo, il centurione disse: davvero quest´uomo era il figlio di Dio Il centurione professa la fede vedendo morire in quel modo Gesù cioè mentre grida l´abbandono di Dio; di tuttaltro tenore Luca "padre nelle tue mani affido il mio spirito"
Altro paradosso alla fine del testo di Marco, parlando delle donne che avevano avuto il comando di annunciare il risorto, Marco annota"esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite" Questa conclusione cupa è così sconcertante che successivamente è stata integrata. (esigenza di finire vissero felici e contenti). Però la fine lieta non è Marco, il paradosso e il mistero sono la chiave ermeneutica della vita di Gesù, così anche la vita del cristiano, sia il cammino di Gesù che quello dei discepoli sono disegnati attraverso delle espressioni che mettono l´accento sulla via del credente come la via della croce vedi Mc 8-10 LA CROCE E´ UNA FORZA MAGNETICA ATTORNO ALLA QUALE SI CONCENTRA IL MISTERO DI GESU´ E DEL CRISTIANO, PER COMPRENDERE GESU´ E PER COMPRENDERE SE´ STESSI, BISOGNA COMPRENDERE LA CROCE, LA CROCE E´ IL PERNO DI UNA STRATEGIA DI PERSUASIONE.
MARCO CI VUOLE PERSUADERE CHE L´UNICA STRADA DEL CRISTIANO, L´UNICA STRADA DELL´UOMO E QUELLA DELLA CROCE E CHE LA REALIZZAZIONE DELLA VITA PASSA SU QUESTA VIA, IL CUORE DEL CAMMINO DI GESU´ E DELLA FEDE DEI CREDENTI E´ LA CROCE.
IL RACCONTO DI MARCO CI INTRODUCE A UN MISTERO CHE E´ LA STRADA DI DIO ALL´UOMO E DELL´UOMO A DIO.

QUANDO E´ STATO SCRITTO NON AVEVA L´INTITOLAZIONE VANGELO SECONDO MARCO
La parola vangelo è la terza dello scritto. L´autore non inventa il termine vangelo -bella notizia- che era già usato nella letteratura profana e religiosa, ma gli dà un nuovo significato es. la stessa parola si trova in iscrizioni romane riferentesi alla nascita di Augusto. Nel primo testamento troviamo sia il verbo che il sostantivo -dare la buona notizia- (ad esempio è usato dal Deuteroisaia) e -la buona notizia-; anche Paolo usa il sostantivo buona notizia Romani 1,16 non mi vergogno del vangelo perché è potenza di Dio per chiunque crede
MARCO dà un apporto originale è il primo che ha trasposto la bella notizia e ne ha fatto una narrazione, fino a quel momento nessuno mai aveva pensato che l´euaggelion potesse costituire un testo scritto, Marco è stato il creatore di questo genere letterario: il racconto della vita di Gesù come una bella notizia; da quel momento i vangeli si sono moltiplicati. GIUSTINO nel 165 affermava che nelle memorie lasciate dagli apostoli vi erano degli scritti chiamati evangeli. La prima attestazione del vangelo come testo scritto risale a Giustino.
Marco racconta la vita di Gesù, storici romani hanno raccontato la vita di personaggi illustri con intento celebrativo, l´evangelista non intende come i grandi scrittori greci o latini celebrare le memorie di Gesù né esaltare il personaggio, il suo scopo è kerigmatico: presentare Gesù Messia e fare in modo che ciascun uomo riconosca, creda e venga sostenuto nellafede che Cristo è veramente il momento decisivo della storia, di ogni storia. La bella notizia riguarda il fatto che Gesù è Cristos/Messia. L´intento di Marco è quello di suscitare la fede e di perseverare in essa "perché siate perseveranti in essa".

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