04 Agosto 2020
News e Riflessioni

Contributo AC e MEIC Lucca al Questionario sulla Famiglia in vista del Sinodo dei Vescovi

13-12-2013 14:46 - Presidenza Diocesana
1. sulla diffusione della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa riguardante la famiglia
Le famiglie under 45 sono formate alla vita familiare secondo l´insegnamento della Chiesa con corsi specifici in preparazione al matrimonio, spesso a livello zonale; di rado questi corsi sfociano in esperienze di gruppi che proseguono dopo il ciclo di incontri canonici. Mancano per queste nuove famiglie reali modelli di vita familiare cristiana con cui confrontarsi, spesso le famiglie sono lasciate a loro stesse, specie nelle principali sfide della vita familiare: conciliazione famiglia/lavoro, educazione dei figli. Le famiglie non hanno coscienza, anche se si professano cristiani e praticanti, dei fondamenti della nostra religione anche perché manca una quotidiana frequentazione con la Bibbia, quindi i contenuti magister ali sono solo sentiti dai mass media; cosa ancora più preoccupante, non si ha piena coscienza delle ragioni del credere.
Le famiglie più anziane vivono un´esperienza di fede di tradizione, disancorata dalla vita quotidiana, senza frequentazione quotidiana con la Parola, vissuta nel privato e solo in rare occasioni (eccetto la messa domenicale per alcuni) con esperienze di vita comunitaria. La dimensione privata dell´esperienza di fede si vive anche come devozione a santi ma soprattutto alla Madonna, ma disancorata da una vera dimensione cristologica, in questo contesto gli insegnamenti del Magistero sulla famiglia sono totalmente ignorati e lontani, non ci sono luoghi di confronto e approfondimento sui principali temi della vita familiare quali: il fine vita, il dolore, l´educazione dei figli, la sintesi tra fede e vita.
La catechesi sulla famiglia nelle parrocchie e nelle associazioni è assente, mancano reali occasioni di formazione catechistica sul magistero e i fondamenti della fede, addirittura l´educazione religiosa delle nuove generazioni è totalmente delegata alle parrocchie che però non riescono realmente a condividere la responsabilità educativa con le famiglie con esperienze di vita comunitaria. Più diffusa è l´esperienza della lettura della Bibbia nelle parrocchie che però coinvolge solo ristretti gruppi di fedeli, non si riesce però a proporre percorsi di direzione spirituale agli adulti, addirittura nemmeno in occasione dei sacramenti dei figli.
La nostra religione viene vista più come cultura e morale che nei suoi insegnamenti teologici e antropologici, manca cioè la capacità di calare i fondamenti della fede e l´insieme dei valori nella vita quotidiana, sembra che si possa parlare più di indifferenza che di rifiuto della morale cristiana.
Il magistero della Chiesa è in linea teorica accettato nelle sue linee generali, ma largamente disatteso nelle pratiche di vita sia per quanto riguarda la convivenza, la morale sessuale, l´effettiva educazione religiosa dei figli, l´indissolubilità del matrimonio. La società lucchese, in larga parte è profondamente secolarizzata, non ci sono dibattiti pubblici sui temi della morale familiare, anche se diverse amministrazioni comunali stanno istituendo i registri delle unioni di fatto (Lucca, Barga etc.); i fattori culturali che ostacolano una piena ricezione degli insegnamenti del magistero cattolico sono: 1) la scomparsa delle comunità rurali, dove più forti erano i legami tradizionali e familiari e quindi anche dei valori cristiani, a fronte di un forte "riflusso nel privato" 2) la perdita di valori condivisi a fronte di affermazione di valori individuali difficilmente conciliabili con la morale cristiana 3) la perdita di consistenza dell´azione pastorale nei confronti delle famiglie e degli adulti, unita a scarso afflato missionario nei confronti dei nuovi non credenti (nel concreto: noi come Chiesa non ci occupiamo degli adulti e dei giovani, ma non cerchiamo nemmeno di riconttarli una volta che questi si allontanano) [si risponde anche al punto 2 "sul matrimonio secondo la legge naturale"]

3 la pastorale della famiglia nel contesto dell´evangelizzazione"
Come già detto al punto 1 la nostra Chiesa si è concentrata sulla preparazione ai sacramenti e quindi anche al matrimonio con corsi per i fidanzati a livello zonale in tutta la diocesi, non si è riusciti però a formare gli sposi al compito dell´evangelizzazione in particolare delle nuove generazioni, i luoghi dove si conosce Gesù sono il catechismo nella preparazione ai sacramenti, alcune esperienze associative e la religione a scuola, in maniera sempre meno determinante in famiglia.
Anche tra i praticanti non si riesce a pregare in famiglia partendo dalla lettura della Bibbia, manca una vera e propria grammatica quotidiana della fede, le famiglie non saprebbero nemmeno da dove partire per pregare insieme, dato che nessuno glielo ha più insegnato: in definitiva non c´è attenzione specifica da parte della Chiesa sui cammini spirituali nelle famiglie: in famiglia quando si prega lo si fa come si può. Le parrocchie spesso propongono incontri di preghiera e di lettura della Bibbia, ma mai insegna a pregare in famiglia, questo ha come risultato che pochi vengono a pregare a questi incontri e in ancor meno famiglie si prega quotidianamente.
La nostra Chiesa da diversi anni non è riuscita più a sviluppare una costante attenzione alla pastorale familiare, tanto che non ha un progetto di pastorale specifico applicato in tutte le parrocchie e associazioni; ci si è limitati alla catechesi sacramentaria concentrandosi sui bambini, non si è riusciti se non in poche realtà a coinvolgere gli adulti. In questa attenzione ai più piccoli non si è però tenuto realmente conto dei tempi della famiglia, aggiungendo solo una nuova attività da proporre ai bambini, senza però integrarla bene nei tempi e nelle esigenze della famiglia di origine (si concentrano le attività nel periodo scolastico, ma forse le famiglie avrebbero più facilità a farle in estate o in altri momenti).
Nella mancanza di progettualità sulla pastorale familiare nella nostra diocesi, sono comunque presenti e nate alcune esperienze formative e di spiritualità che coinvolgono le famiglie vedi tutti i movimenti carismatici, specifici cammini per chi ha perso i figli, ma non vi è un´attenzione diffusa per la pastorale familiare anche perché viene avvertito come un campo difficile, in cui si possono ricevere dei no come risposta e questo può mettere in discussione.

4/6 sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili
Le c.d. coppie di fatto sono diventate un numero rilevante in particolare tra gli under 50 , mi sembra che ormai manifestino solo indifferenza nel loro rapporto con la Chiesa, questo c´è soltanto in occasione dei sacramenti dei figli; non esiste una pastorale specifica nella nostra diocesi per queste realtà, vi è attenzione specifica da parte di alcuni parroci e incontri fatti a livello diocesano, che hanno valore più che altro simbolico.

7 sull´apertura degli sposi alla vita
la reale conoscenza dei cristiani di Lucca riguardo alla dottrina della Humanae Vitae è approssimativa e filtrata da quello che viene diffuso dai mass media e dai parroci, la valutazione morale dei differenti metodi di regolazione delle nascite sono scarsamente conosciuti anche tra i praticanti e nelle strutture della nostra chiesa, questi argomenti sono al margine della riflessione pastorale così come tutti i temi della sessualità.

Approfondimenti:
•inserire nei percorsi formativi per i giovani e gli adolescenti l´educazione all´affettività e alla relazionalità e all´interno di questo contesto anche quello sulla sessualità come dono di sé. Non essendo più così diffusa la partecipazione dei giovani alla vita della Chiesa, mancano i destinatari principali dell´azione educativa e formativa, questi temi sono centrali per recuperare il rapporto tra i giovani e la fede.
Questa dottrina morale è largamente disattesa, perché viene avvertita come difficile da applicare per chi la condivide (stante anche la diffusa ignoranza su questi temi) e come una limitazione ingiustificata e penalizzante per gli altri (ci si sente messi sotto accusa nella propria voglia di amare l´altro).
Ci sono nella nostra diocesi consultori familiari che promuovono i metodi naturali (ad esempio billings), ma sono scarsamente fruiti anche dalle parrocchie come occasione di approfondimento e aiuto nella formazione umana.
Anche l´educazione civile non rivolge particolare attenzione all´educazione sessuale, è più diffuso lasciare ai singoli o alle famiglie questo compito, si riscontrano quindi gli stessi problemi su evidenziati riguardo alla morale sessuale personale.
Riguardo alla crescita delle nascite si riscontra:
• in età più giovane viene considerato come limitazione alle proprie possibilità professionali, di studio, di divertimento, di espressione di sé,oltre anche alle concrete difficoltà di progettare il futuro di una famiglia in termini economici e assistenza/cura dei bambini
•nella fase più adulta dai 35 anni si condivide in parte i problemi sopramenzionati, ma per una fascia di coppie sempre più numerosa si ha il problema inverso e cioè quello di non poter avere figli
Essendo la nostra Chiesa pressoché assente dalla vita dei giovani adulti (spesso dall´età adolescenziale con la fine dei corsi di catechismo sacramentale), le famiglie sono lasciate da sole a confrontarsi con scelte importanti per il loro futuro, in un contesto in cui anche le relazioni amicali e familiari sono meno significative.
Appare urgente pensare:
• a percorsi diffusi di formazione e confronto sulla vita di coppia per i giovani adulti in tutte le parrocchie con vero spirito missionario in cui sia normale parlare anche della sessualità, dell´accoglienza alla vita, dei propri progetti di vita, del senso della genitorialità
• promuovere esperienze di accoglienza e di aiuto, a partire dalle parrocchie e associazioni cattoliche, dei bambini in difficoltà attraverso l´affido, i soggiorni estivi di bimbi stranieri e l´adozione in modo da far sperimentare alle coppie le proprie capacità genitoriali e nuovi stili di vita, confrontandosi con realtà diverse dal proprio mondo
• un confronto pubblico sull´educazione e sull´accoglienza alla vita, vista come promozione dei diritti dei bambini più che come affermazione del diritto di essere genitori, di una pedagogia che aiuti a rispettare le inclinazioni, le aspirazioni dei bimbi al posto dei sogni e delle aspettative dei genitori
• un profondo ripensamento di come la Chiesa comunica su questi temi, spesso ci si preoccupa di vietare alcuni comportamenti non in linea con la morale attuale cattolica, non si suggeriscono e promuovono risposte concrete e di aiuto alle situazioni di vita in particolare da un lato alla mancanza di progettualità delle coppie e dall´altro al desiderio di genitorialità.

8 sul rapporto tra famiglia e persona
Ampliando quanto richiesto ai punti 4/6 si può riscontrare che, in un contesto di difficoltà di tenuta delle relazioni familiari, dove non si riesce a far fronte alle crisi sia affettive, sia economiche, sia relative a differenti progetti ed aspirazioni di vita, quando il contesto familiare si disgrega ci si trova ancora più soli e mancano occasioni per vivere nella quotidianità esperienze di fede rigeneranti, in tali situazioni mancano occasioni di confronto e accompagnamento da parte di famiglie più adulte, capaci di essere esempio e punto di riferimento. Sarebbe utile proporre cammini di accompagnamento al matrimonio, al battesimo da parte di coppie di sposi come prassi ordinaria, questo ambito della pastorale dovrebbe essere quello di principale promozione del laicato anche associato. La famiglia riesce sicuramente a sostenere l´apertura del singolo all´esperienza di fede, ma per essere un cammino efficace deve coinvolgere per intero il nucleo familiare in un impegno comune come dovrebbe essere l´educazione cristiana dei ragazzi.

9 Altre sfide e proposte
L´attenzione della nostra Chiesa per la famiglia in rapporto all´evangelizzazione non deve e non può prescindere dal mettere a tema il ruolo e la presenza della donna nella Chiesa e il suo ruolo di evangelizzatrice.
Da sempre è la donna che, specie nella nostra diocesi, ha trasmesso la fede ai figli: ora non è più così.
Nella generazione delle quarantenni manca del tutto questo ruolo, a mio avviso emergono alcuni problemi nel rapporto tra queste e la fede, a cui deve essere data risposta urgente e specifica:
- non viene riconosciuto appieno il ruolo della donna nella Chiesa, che appare come istituzione profondamente maschilista
- un rapporto difficile con la morale sessuale cattolica, vista come costrizione e limitazione della voglia di amare e donarsi
- difficoltà nel fare sintesi tra fede e vita, in particolare quando devo sviluppare un proprio progetto di vita magari da condividere con il partner
-vengono lasciate sole nelle situazioni familiari difficili (conciliazione famiglia lavoro, educazione dei figli, nell´affrontare le separazioni dove spesso sono i soggetti più deboli)
- i tempi della Chiesa mal si conciliano con quelli della vita quotidiana, generando allontanamento o frustrazione dall´esperienza di fede
Riallacciare questo rapporto tra Chiesa e mondo femminile è la chiave di lettura di una nuova evangelizzazione per le generazioni dei 30/40 anni e quindi delle famiglie dei prossimi decenni. Non sono però sufficienti risposte generiche e di principio, servono decisioni concrete e attenzioni diffuse, accompagnata da un cammino di conversione culturale profondo delle nostre comunità verso una reale promozione dei laici.

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